Visualizzazione post con etichetta mons.Andrea Bruno Mazzocato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mons.Andrea Bruno Mazzocato. Mostra tutti i post

domenica 7 settembre 2014

Pregare per i perseguitati di ogni fede

17:30 - DIOCESI: MONS. MAZZOCATO (UDINE), PREGHIERE PER PERSEGUITATI DI OGNI FEDE

“Cari confratelli, continuano a giungere da molti luoghi di guerra notizie tragiche di violenze di ogni genere su persone inermi. A causa della loro fede tante sorelle e fratelli cristiani sono sottoposti a vere persecuzioni che non di rado portano al martirio. Penso, in particolare alle terre mediorientali della Siria e dell’Iraq; ma anche ad altre nazioni dell’Africa o dell’Oriente”. “Accanto ai nostri fratelli di fede, non ignoriamo le sofferenze di tante altre persone di religione diversa e ugualmente oppresse da un fanatismo che non può avere alcuna giustificazione religiosa”. “Vi invito, cari confratelli, a sensibilizzare le nostre comunità cristiane su questa terribile situazione esortandole ad unirsi in preghiera”. L’appello alla preghiera per la pace arriva dall’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che invita a dedicare il mese di settembre alla preghiera personale e comunitaria. Lo fa con una lettera inviata ai sacerdoti della diocesi che contiene anche un’intenzione da inserire nella preghiera dei fedeli delle Messe nelle quattro domeniche di questo mese. (segue)
 

17:31 - DIOCESI: MONS. MAZZOCATO (UDINE), PREGHIERE PER PERSEGUITATI DI OGNI FEDE (2)

La preghiera che l’arcivescovo di Udine ha consegnato ai fedeli e alle comunità recita: “O Dio, Padre di tutti, ti raccomandiamo i nostri fratelli di fede che subiscono persecuzione nel mondo e tutte le persone che sono vittime inermi della violenza e della guerra. Sostienili nella prova e liberali presto dal male. Illumina le menti e i cuori di coloro che hanno il potere affinché prendano decisioni a favore della giustizia e della pace e perché si lascino guidare solo dalla luce del tuo Spirito. Ti giunga la nostra preghiera per intercessione di Maria, nostra Madre”.

martedì 22 aprile 2014

Maria Maddalena



diocesiudine has uploaded Messaggio dell'Arcivescovo di Udine per la Pasqua 2014
Messaggio dell'Arcivescovo di Udine per la Pasqua 2014
diocesiudine
Mons. Andrea Bruno Mazzocato, nel suo messaggio pasquale 2014, ha fatto riferimento alla figura di Maria Maddalena, "risorta" dopo l'incontro con Gesù. Un incontro capace di riempirle la vita di vera speranza.

mercoledì 25 dicembre 2013

Un tempo prezioso di meditazione e preghiera


                                             
Messaggio dell'Arcivescovo di Udine, mons. Mazzocato, per il Natale 2013
Un tempo prezioso di meditazione e preghiera per accogliere ed alimentare la speranza, «un'oasi spirituale per le nostre anime». È così che l'arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, con il suo tradizionale video messaggio augurale, ci invita a vivere il Santo Natale.
Articolo integrale sul sito http://www.diocesiudine.it

mercoledì 11 settembre 2013

Lettera pastorale sulla Speranza

11.09.2013Sarà presentata ufficialmente gioved' 12 settembre alle 12.15 nel seminario di Castellerio la nuova lettera pastorale dell’Arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato. Il titolo della lettera è Cristo, Nostra speranza.
La Lettera verrà diffusa nei prossimi giorni in tutta la diocesi in occasione dell’avvio del nuovo anno pastorale 2013-2014 che, come annunciato dallo stesso Arcivescovo nella festa dei Santi patroni Ermacora e Fortunato l’11 luglio scorso, sarà incentrato, appunto, sulla virtù teologale della speranza. 
Dopo aver aperto un dialogo sulla fede con la precedente lettera pastorale che scrisse per l’Anno della fede, mons. Mazzocato, come scrive fra l’altro nell’introduzione,  desidera “ora riflettere sulla speranza, che è questione decisiva per tutti…In questo tempo, molte persone hanno l’animo appesantito dalle difficoltà economiche, politiche, sociali, affettive, psicologiche, relazionali in cui si trovano. Hanno bisogno di incontrare chi promette loro speranza. La fede cristiana è autentica se sa rispondere a queste attese concrete ed esigenti… L’Anno della speranza sia l’occasione per le parrocchie, le famiglie cristiane e per ogni credente di riscoprire il fondamento della speranza cristiana e di testimoniarla con segni chiari e forti”.
Durante la conferenza stampa l’Arcivescovo illustrerà anche gli appuntamenti più significativi che si vivranno in diocesi in questo speciale “anno per riscoprire la virtù della speranza”.

domenica 4 agosto 2013

Omelia dell'Arcivescovo per il 60° dell'istituzione dell'Ente Friuli nel Mondo




Celebro con gioia questa S. Messa nella nostra Cattedrale ricordando il 60° anniversario dell’istituzione dell’Ente Friuli nel Mondo. Abbraccio nella preghiera tutti i friulani soci di questa benemerita istituzione, sia i viventi che i defunti.
Ringrazio il presidente e i suoi collaboratori per aver voluto mettere al centro delle iniziative, promosse per questo prestigioso anniversario, la S. Messa nel giorno del Signore e in Cattedrale che è il simbolo della nostra grande tradizione cristiana germogliata ad Aquileia.
Questa scelta è in perfetta sintonia con i principi ispiratori che hanno dato vita ad Ente Friuli nel Mondo. 60 anni fa, nell’immediato dopoguerra, in Friuli l’emigrazione divenne un movimento di massicce proporzioni e la terra madre friulana sentì il dovere di accompagnare i propri figli che, spinti dal bisogno, affrontavano spesso l’ignoto.
Cercò di accompagnarli con iniziative concrete di tutela della vita, del lavoro, dei legami con i propri cari rimasti in Friuli. Presto, però, si intuì che gli emigranti dovevano essere aiutati anche a conservare la fede, la cultura e i valori che avevano ricevuti in famiglia, in parrocchia, nel paese. In essi, infatti, potevano trovare forza e speranza dentro le situazioni di precarietà in cui si trovavano a vivere e a lavorare.

Anche per questi nobili scopi spirituali, morali e culturali si costituì Ente Friuli nel Mondo. Ad esso si mostrò attenta e pronta a collaborare la Chiesa diocesana e i vescovi si distinsero il questa attenzione agli emigranti e nel sostengo al nuovo Ente che nasceva. Credo vada, doverosamente, ricordato mons. Nogara negli ultimi anni del suo episcopato e poi mons. Zaffonato, seguito da mons. Battisti e da mons. Brollo.

D’altra parte, l’attenzione pastorale agli emigranti era già viva nella nostra Arcidiocesi. Ricordo solo che al tempo di mons. Nogara c’erano una cinquantina di sacerdoti che si erano resi disponibili a seguire gli emigranti in Europa. In un tempo in cui erano numerosi i sacerdoti, alcuni si rendevano spontaneamente disponibili a seguire le sorelle e i fratelli che dovevano abbandonare il paese e la terra natale per cercare fortuna in nazioni lontane. Questa è una pagina di storia che fa onore ai sacerdoti di Udine che, con l’animo dei buoni pastori, seguivano le pecore che andavano altrove.

Questa disponibilità a farsi missionari tra gli emigranti si estese ad orizzonti più vasti. Pensiamo ai nostri sacerdoti che accompagnarono gli emigranti in Argentina agli inizi degli anni ’70 per tenere vive tra loro le radici di fede e di vita cristiana alle quali erano stati educati fin da piccoli. Nacque così, ad esempio il Santuario di Castelmonte che tuttora è animato da un nostro sacerdote.

Mi sono permesso di fare questi sintetico ricordo dell’attività missionaria di tanti nostri sacerdoti tra gli emigranti – friulani e non solo – per non dimenticare quanto la Chiesa friulana ha avuto a cuore i suoi figli che partivano per paesi lontano e ad essi ha inviato pastori per animarli e sostenerli nella fede e nei valori imparati da piccoli.
In questo suo impegno ha sempre stata vicina ai “Fogolars furlans” e alle “Fameis furlanis” e ha collaborato con l’Ente Friuli nel Mondo che si proponeva di coordinare queste benemerite associazioni.

Ora i tempi sono molto cambiati. Grazie alle veloci forme di comunicazione il mondo è diventato più piccolo per cui è diversa la condizione dei friulani che vanno all’estero per motivi di lavoro o di studio.
Siamo poi, da qualche decennio, dentro un nuovo fenomeno: il Friuli, come altre regioni italiane, è diventato terra di immigrazione. Devo dire che la nostra gente e le nostre comunità si stanno rivelando capaci di accoglienza disponibile e generosa. Contribuisce a ciò, anche, il ricordo dell’esperienza di emigranti vissuta in prima persona o sentita raccontare dai propri nonni e genitori.
Tanti, però, sono i passi che siamo chiamati a fare per raggiungere una vera integrazione tra diverse culture e religioni e non solo un buon vicinato.

Non è finito, quindi, il tempo dei migranti e non finirà mai perché sempre si sono spostati e si sposteranno gli uomini e le popolazioni. E incontrandosi possono arricchirsi reciprocamente non solo scambiandosi i beni materiali ma anche i valori che custodiscono nell’anima. A questi valori ci ha richiamato Gesù nel Vangelo parlando di un uomo che aveva accumulato una fortuna economica ma non si era arricchito davanti a Dio nella sua anima.

Ente Friuli nel Mondo era nato anche per mantenere vivi nei friulani emigranti i valori dell’anima: la fede, la cultura e la lingua, la famiglia, i principi morali.
Questo resta un compito di assoluta attualità sul quale tutti dobbiamo confrontarci: Chiesa, istituzioni politiche, associazioni varie. Non fanno parte del bene comune solo il benessere economico o la salute, pur importantissimi. Abbiamo visto nello straordinario appuntamento delle Giornata Mondiale della Gioventù, con Papa Francesco, quanto per i giovani siano un bene comune i valori spirituali. Su di essi possiamo capirci tutti pure nella differenza di razze e di culture.

Judìnsi a tignîju vîfs e, in chest, la Glesie furlane e vûl jessi, tant che pal passât, in primi linie e vierte al dialic cun ducj. Jê e manten la grande tradizion cristiane di Aquilee, che e je vive e atuâl ancje pe nestre gjenerazion.
(Aiutiamoci a tenerli vivi e, in questo, la Chiesa friulana vuol essere, come in passato, in prima linea e aperta al dialogo con tutti. Essa custodisce la grande tradizione cristiana di Aquileia che è viva e attuale anche per la nostra generazione).

mons. Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine

domenica 27 gennaio 2013

Immigrati Cattolici e il vescovo di Udine

Omelia dell' Arcivescovo mons. Mazzocato per la festa dei cattolici immigrati   versione testuale
Udine, 27 gennaio 2013
FESTA DEGLI IMMIGRATI CATTOLICI
 
Care sorelle e fratelli, nella seconda lettura della Parola di Dio S. Paolo ci ha spiegato che cosa è la Chiesa prendendo come esempio il nostro corpo. Ognuno di noi ha gli occhi, gli orecchi, le mani, i piedi, il cervello, il cuore: abbiamo tante membra e ognuna è importante e insieme formano un corpo solo.
Così Gesù ha voluto creare la sua Chiesa, come un unico grande corpo formato da molte membra. La Chiesa è l’unico Corpo di Gesù Cristo. Quando una persona, bambino o adulto, viene battezzato, Gesù lo unisce a sé e a tutti gli altri uomini e donne che hanno ricevuto lo stesso battesimo. Insieme formiamo un’unica Chiesa.
Non importa se uno riceve il battesimo in Friuli, in Romania, in Ucraina, in Ghana, in Nigeria, in India, in Filippine, in Brasile o in un altro paese del mondo. Quando viene battezzato egli è legato a Gesù e a tutti i battezzati del mondo con una comunione così profonda da formare come un solo corpo.
La S. Messa che stiamo celebrando ci mostra proprio questo: veniamo da tante nazioni diverse e lontane ma abbiamo tutti la stessa fede in Gesù, siamo stati battezzati con lo stesso battesimo e insieme preghiamo con le stesse parole Gesù, nostro Signore, e lo incontriamo nella santa Eucaristia.
Ci sono in Friuli anche altre sorelle e fratelli che hanno ricevuto lo stesso battesimo; penso alle Chiese sorelle ortodosse e alle comunità protestanti. Le stessa fede ci unisce nella speranza di arrivare alla piena comunione come abbiamo pregato gli scorsi giorni nella settimana di preghiere per l’unità dei cristiani. Ci sono, poi, uomini e donne che adorano l’unico Dio con altre religioni e che non hanno conosciuto Gesù. Li sentiamo vicini e degni di grande rispetto perché sanno pregare e adorare Dio; e desideriamo avere un dialogo aperto con loro per mostrare loro la nostra fede.
Con voi, fratelli immigrati cattolici, ci sentiamo nella più piena comunione che ha il suo segno visibile nel Successore di Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI. Per questo motivo, in questo giorno di festa, ci siamo riuniti attorno all’altare del Signore per vivere la comunione con Gesù e tra di noi nella santa Eucaristia.
Per usare sempre le parole di S. Paolo, siamo un solo corpo formato da tante membra e ognuna porta il suo contributo perché il corpo sia sano e viva bene.
Siamo qui per ringraziare il Signore Gesù che ci ha donato la stessa fede e ci ha uniti con l’unico battesimo e, anche, per essere riconoscenti l’uno con l’altro per quanto ci siamo donati reciprocamente.
Noi, cristiani del Friuli, dobbiamo dire grazie alle tante sorelle che stanno dando in tante famiglie un esempio di bontà e spirito di sacrificio assistendo gli anziani, ai tanti fratelli e sorelle che hanno contribuito al benessere di tutti impegnandosi onestamente in lavori spesso più umili e faticosi. Dobbiamo dire loro grazie perché spesso ci danno una testimonianza di fede sincera e di preghiera, guidati dai loro bravi sacerdoti che stanno concelebrando con me e che ringrazio in modo particolare.
Come abbiamo fatto all’inizio della S. Messa, dobbiamo anche chiederci perdono se qualche volta non abbiamo saputo essere reciprocamente accoglienti, creando incomprensioni e sofferenze. Molti di voi, fratelli immigrati, venite da paesi dove nel secolo scorso avete subito insensate sofferenze di massa: penso alla Shoa di cui proprio oggi si fa memoria, alle successive persecuzioni sotto i regimi comunisti, alle guerre e guerriglie in molti paesi africani. Almeno nella nostra terra friulana il Signore ci dia la grazia di vere in pace chiedendo per dono a Lui e ai fratelli quando ci siano state sofferenze generate dal sospetto, dall’intolleranza, dal pregiudizio.
Questa Festa che vede unite tante lingue e razze in un unico fede, sia un momento di grazia per crescere tutti nella comunione dell’unica Chiesa e nella solidarietà di cui, in questo tempo di crisi economica e di lavoro, c’è tanto bisogno. La nostra Chiesa di Udine si è arricchita con l’arrivo di sorelle e fratelli di paesi lontani che hanno la stessa fede e pregano con la stessa preghiera che Gesù ci ha insegnato. E si è arricchito il Friuli non solo di nuove forze per il lavoro ma anche si umanità, di bambini e giovani e di diverse tradizioni culturali.
Lo Spirito Santo, che nel battesimo tutti abbiamo ricevuto, ci aiuti ad essere sempre più uniti fraternamente perché formiamo l’unico Corpo di Cristo che è la sua Chiesa.

lunedì 24 dicembre 2012

Gesù, adagiato da Maria sulla paglia di una mangiatoia ma capace di accendere la Luce e l’amore del Cuore di Dio che gli uomini avevano dimenticato.

Il messaggio di Natale dell'Arcivescovo, mons. Mazzocato   versione testuale


 
 
Care sorelle e fratelli,
il Santo Natale di Gesù è la festa che ci spinge a intrecciare recipro-camente le nostre mani in segno di pace mentre ci scambiamo un sorriso e un augurio.
E’ un gesto che, nella sua semplicità, accende un momento di luce e di calore nei nostri rapporti un po’ logorati dalla routine quotidiana. Con questo spirito rivolgo a tutti voi, che leggete, il mio augurio di Vescovo e Pastore nella speranza che nessuno sia così solo da non vedere una mano che si tende verso di lui e una volto amichevole che gli dice: “Buon Natale!”.
Non possiamo nasconderci che viviamo un tempo di difficoltà nel quale sono più numerose, anche in mezzo a noi, le persone e le famiglie che si trovano in situazioni improvvise o prolungate di ristrettezze economiche e di solitudine. E la solitudine, a volte, pesa di più della mancanza di cibo con cui preparare la tavola natalizia.
Nessuno tra noi resti a Natale senza un sorriso e un augurio che diventi, quando ce n’è bisogno, anche accoglienza e un posto nella nostra casa e alla nostra tavola per far festa assieme.
Questo è l’autentico spirito del Natale che si è diffuso nel mondo dal povero giaciglio del bambino Gesù, adagiato da Maria sulla paglia di una mangiatoia ma capace di accendere la Luce e l’amore del Cuore di Dio che gli uomini avevano dimenticato.
Giorni fa ho chiesto a dei bambini come desideravano vivere il Natale. Senza incertezze mi hanno risposto che volevano viverlo in famiglia e nella gioia, senza capricci dei piccoli e senza litigi e musi lunghi dei grandi. Allora li ho invitati a prendere per mano i loro genitori e fratelli e riunirsi attorno a Gesù nel presepio in casa e, poi, al presepio in chiesa, pregando tutti assieme. Ho loro assicurato che così sarebbe iniziato il bel Natale che desideravano.
I bambini hanno una intelligenza e una sapienza che, con semplicità, ci porta all’essenziale della vita. Seguiamoli fino ad adorare con loro Gesù e rinnovare davanti a Lui i nostri cuori stanchi. Come i pastori torneremo alle nostre case per farci un augurio profondamente sincero nel quale la voce e il sorriso rivelano un sentimento e una volontà di accoglierci l’uno con l‘altro perché nessuno sia lasciato indietro nella strada, a volte impervia della vita.
Invoco su tutti la benedizione di Dio perché ci accompagni nel nuovo anno. La invoco, con una preghiera particolare, per coloro che si assumeranno nei prossimo mesi la responsabilità di amministrare, a vari livelli, la società e il bene comune dei loro fratelli. Lo Spirito del Signore doni loro coscienza retta e onesta volontà di servire, prima di tutto, i più deboli.
La Vergine Maria rivolga sul nostro Friuli il suo sguardo materno e interceda per noi.
Buon Natale e sereno anno nuovo nel Signore.

       + Andrea Bruno Mazzocato
          Udine, Natale 2012

domenica 2 dicembre 2012

Maria,sorella e modello della fede

"Seguire l'esempio di Maria" versione testuale




















Messaggio dell'Arcivescovo per il tempo dell'Avvento


Care sorelle e fratelli,
abbiamo iniziato dall’11 ottobre l’Anno della fede, in comunione con il Santo Padre che lo ha voluto e con tanti cristiani cattolici diffusi in tutti i continenti. Sento che in molte parrocchie e foranie sono state programmate iniziative particolari per aiutare le persone a rivivere la gioia di aver ricevuto il dono della fede e a riscoprire gli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Con questo messaggio, che vi scrivo all’inizio del tempo dell’Avvento, desidero incoraggiare tutti a prepararsi con fede profonda al S. Natale di quest’anno. Le celebrazioni e gli incontri di spiritualità, che tradizionalmente facciamo, siano preparati con particolare cura perché quanti vi partecipano siano toccati nel cuore e, in ginocchio come i pastori e i Magi, confessino la loro fede davanti a Gesù, l’Emanuele, il «Dio-con-noi».
«Sorella e modello nella fede»
Per vivere il cammino spirituale attraverso le settimane di Avvento fino al Natale, la Chiesa ci affida alla guida di Maria che ci conduce con certezza ad incontrare Gesù. Invito a rivolgere, in questo Anno della fede, lo sguardo sulla Madre del Signore e Madre nostra perché, come ho indicato a conclusione della mia Lettera pastorale «Ho creduto, perciò ho parlato», ella è «sorella e modello della fede». Illuminata dalla fede, Maria è stata capace di obbedire alla volontà misteriosa e imprevedibile di Dio e di donare tutta se stessa dal giorno dell’annunciazione fin all’assunzione in cielo in anima e corpo, dopo la sua morte fisica.
Nei Vangeli possiamo riconoscere i passi della fede che Maria ha compiuto. Essi ci sono di esempio per proseguire il nostro cammino che, giorno dopo giorno, ci porterà verso l’incontro finale con il Signore Gesù al cui fianco troveremo Maria, come mostra l’immortale affresco del Giudizio universale di Michelangelo. Il tempo liturgico dell’Avvento e del S. Natale propone alla nostra meditazione alcuni dei più importanti passi della fede di Maria, ricordati anche da Benedetto XVI ricorda nella Lettera apostolica «Porta fidei», con cui ha indetto l’Anno della fede (n. 13). Li richiamo con le parole stesse del Santo Padre, aggiungendo qualche breve riflessione spirituale per incoraggiare tutti a rivolgerci alla Vergine e Madre con l’invocazione: «O Madre, insegna anche a noi la tua fede».
L’annunciazione
«Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione» (Lc 1,38). Maria ricevette la visita dell’Arcangelo Gabriele in giovanissima età, forse a 14-15 anni. La sua fede, però, era già matura. Il messaggero divino si trovò davanti una ragazza «povera di spirito», spoglia di ogni progetto e presunzione personale, pronta a far spazio a Dio e alla sua volontà. La fede di Maria è ascolto della Parola del suo Signore dalla quale riceve il senso della propria vita, la vocazione per la quale era stata creata.
La fede, per Maria, è, poi, obbedienza senza riserve e senza condizioni: «Sono la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola». Come il patriarca Abramo, ella è pronta a partire per una strada sconosciuta, in obbedienza alla promessa di Dio. La promessa che ha ricevuto da Dio ha un nome: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Maria ormai vivrà di fede, di fede in Gesù che seguirà fino alla croce e alla risurrezione, Assunta con Lui in cielo.
La visita ad Elisabetta
«Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui» (cfr Lc 1,46-55). L’arcangelo Gabriele aveva indicato a Maria un segno della potenza misericordiosa di Dio: «Elisabetta, tua cognata, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile. Nulla è impossibile a Dio». Spinta dalla fede, Maria parte in fretta per andare a contemplare la salvezza di Dio che era entrata nella vita di Elisabetta. Quando giunge, è salutata dalla cugina con uno straordinario elogio: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Colei che crede è «beata»; conosce, cioè, la vera gioia a cui il cuore di ogni uomo nel suo profondo aspira e che trova solo nella comunione con il suo Dio e la sua provvidente Volontà. Il dono della fede è «beatitudine» che riempie il cuore. La gioia di Maria si trasforma il preghiera. Davanti ad Elisabetta intona la sua preghiera che continua a risuonare nella Chiesa: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». La vera fede si esprime nella preghiera di lode e ringraziamento.
Il Natale del Signore
«Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio, mantenendo intatta la verginità» (cfr Lc 2,6-7). Come ogni mamma, anche Maria partorì con intensa gioia il suo primogenito, Gesù. Ma a differenza di ogni mamma lo partorì nella fede perché in quel neonato, bisognoso di lei in tutto, Maria era chiamata a riconoscere il suo Signore, l’Inviato di Dio a salvare tutti gli uomini. La fede le chiedeva l’umiltà di inginocchiarsi davanti al suo piccolo che con amore accudiva.
La fede è umiltà. Maria la sperimentò quando ebbe tra le braccia il bambino Gesù. Noi possiamo vivere la stessa fede e umiltà di Maria ogni volta che accogliamo Gesù nell’Eucaristia. L’Eucaristia è veramente il «Mistero della fede» a cui accostarci in ginocchio e con tutta l’umiltà di cui siamo capaci.
La fuga in Egitto
«Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode» (cfr Mt 2,13-15). L’ombra della croce avvolse Gesù appena nato e lo accompagnò lungo tutta la sua vita, fino alla passione e morte sul Golgota. Nella croce del Figlio si trovò coinvolta anche Maria perché la persecuzione contro di lui cominciò subito, con Erode che voleva ucciderlo a tutti i costi; anche a prezzo della strage degli Innocenti.
Per seguire il destino del Figlio, Maria conobbe, assieme a Giuseppe, l’esilio in Egitto con tutte le angosce, le insicurezze e le ristrettezze che questo comportava. Imparò che la fede è croce perché porta a seguire Gesù che invitò i suoi discepoli a seguirlo lasciando tutto e prendendo la propria croce.
Con Maria verso Gesù
Questi brevi cenni sulla fede di Maria, che vi consegno commentando le parole del Papa, ci mostrano che Ella è veramente «sorella e modello nella fede».
La devozione a Maria continua ad essere molto viva nel nostro popolo friulano. Lo testimoniano la frequenza ai santuari mariani della diocesi e i tanti pellegrinaggi nei luoghi in cui ella ha manifestato e manifesta in forma straordinaria la sua materna presenza.
È una devozione popolare che tocca il cuore di persone e famiglie, che attira a Maria cristiani che praticano regolarmente e altri che si sono allontanati dalla fede e da una condotta di vita coerente con il Vangelo. Spesso ricevo testimonianza di persone che in pellegrinaggio in un santuario mariano si sono convertite, hanno ritrovato la preghiera, sono tornate a confessare i loro peccati e a riconciliarsi con Gesù nel sacramento della confessione, hanno scoperto la gioia di partecipare alla S. Messa. Maria, con dolcezza materna, continua a condurre i cuori a Gesù. Come ai pastori e ai magi, lo offre a quanti si inginocchiano davanti a lei e al suo e nostro Signore.
Guardiamo a lei in questo tempo dell’Avvento e del S. Natale e preghiamola: «O Maria, insegna anche a noi la tua fede».
+ Andrea Bruno Mazzocato
Udine, 2 dicembre 2012
Prima domenica di Avvento


venerdì 12 ottobre 2012

Omelia dell'Arcivescovo alla celebrazione
in Cattedrale per l'avvio dell'Anno della fede   versione testuale
Cattedrale di Udine, 11 ottobre 2012

Questa mattina Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione di avvio dell’Anno della fede con la partecipazione dei vescovi, che partecipano al Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione, e di tutti i presidenti della conferenze episcopali nazionali. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato e l’unica fede che confesseremo tra poco ci fa partecipare a quella comunione attorno al Successore di Pietro, uniti a tutte le Chiese particolari che oggi avviano in preghiera l’Anno della fede.
Lo Spirito Santo doni a tutti noi la gioia di sentirci la Chiesa del Signore Gesù che, in tutte le parti del mondo in cui è diffusa, rende lode a Dio Padre per “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX”. Con queste parole  Benedetto XVI, nella Lettera apostolica Porta fidei e citando il beato Giovanni Paolo II, definisce il Concilio Ecumenico Vaticano II. Esso veniva avviato da Giovanni XXIII proprio il giorno 11 ottobre di 50 anni fa e per ricordare una data tanto importante anche noi siamo riuniti in preghiera nella nostra Cattedrale.
Come possiamo ricordare nel modo migliore il Concilio Vaticano II?
Prima di tutto riconoscendo che è stata “la grande grazia” che Gesù Signore ha fatto alla Chiesa nel secolo scorso; una grazia che, come dice sempre il Papa, continua ad essere “la  bussola sicura per orientarci nel nostro cammino”. La bussola va sempre guardata per non perdere la strada; così i documenti del Vaticano II vanno continuamente riletti e com-presi sempre più a fondo.
Le grazie di Dio hanno la caratteristica di raggiungerci in modo imprevedibile e gratuito perché lo Spirito Santo soffia dove vuole. Nessuno – neppure Giovanni XXIII – avrebbe previsto cosa avrebbe significato il Vaticano II per la Chiesa. E’ stato un vero dono di Dio di cui ci siamo resi conto un po’ alla volta e, a 50 anni di distanza, ce ne stiamo ancora rendendo conto, anche vedendo i suoi frutti, tra i quali il Catechismo della Chiesa cattolica di cui ricordiamo i 20 anni dalla sua promulgazione.
Le grazie di Dio, poi, vanno accolte con tanto rispetto perché sono segno della sua Provvidenza che accompagna la Chiesa e vanno meditate con tanta umiltà. In questi anni, ab-biamo sentito tanti bilanci del Vaticano II che avevano, a volte, la presunzione di aver capito tutto del Concilio. Dobbiamo avere, invece, l’umiltà di riconoscere che siamo di fronte ad un evento di grazia, generato dallo Spirito Santo, che è più grande di noi e nel quale lo stesso Spirito Santo può aiutarci a penetrare un po’ alla volta.
Il primo passo per accogliere il messaggio del Concilio è tornare a leggere con attenzione i suoi documenti senza darli per scontati. Mi auguro che sia il nostro impegno durante quest’anno e che non ci accontentiamo di conferenze che sintetizzano e interpretano il contenuto dei documenti stessi.
Mentre leggiamo i grandi testi del Vaticano II, dobbiamo chiederci quale sia l’insegnamento autentico che essi ci consegnano, quale sia la loro giusta interpretazione. C’è, infatti, sempre il rischio di interpretarli secondo le idee e gli interessi che abbiamo noi in testa.
Senza voler fare un discorso esauriente sulla giusta interpretazione del Concilio – a cui spesso Benedetto XVI ha richiamato – mi permetto solo qualche sottolineatura.
L’insegnamento del Vaticano II va inserito dentro tutta la tradizione della Chiesa e dei precedenti Concili ecumenici. Ha portato certamente come una ventata di aria nuova nella Chiesa ma in continuità con il cammino che lo Spirito Santo le aveva fatto fare lungo la storia. Questa era l’intenzione di Giovanni XXIII che nel discorso di apertura affermava: “Il gesto del più recente e umile successore di San Pietro, che vi parla, di indire questa so-lennissima assise, si è proposto di affermare, ancora una volta, la continuità del Magistero ecclesiastico, per presentarlo in forma eccezionale, a tutti gli uomini del nostro tempo”.
Questa era la sfida pastorale a cui furono chiamati i padri conciliari: mostrare come il Vangelo, custodito nella Tradizione vivente della Chiesa, potesse parlare ancora agli uomini di questo tempo.
Per realizzare questa missione, i padri conciliari compresero che, prima di rivolgersi al mondo moderno, la Chiesa doveva guardare a se stessa. Per presentarsi come credibile testimone del Vangelo di Gesù doveva rinnovarsi. Una parola programmatica consegnata da Giovanni XXIII ai padri conciliari fu: “aggiornamento”. Prima di invitare gli uomini del suo tempo a ritrovare la via verso il Vangelo di Gesù, la Chiesa doveva parlare a se stessa e tornare a capire come il Signore Gesù l’avesse voluta e fondata e per quale missione l’avesse inviata nel mondo.
Per questo motivo, il tema della Chiesa divenne il tema centrale del Vaticano II che unifica tutti i documenti conciliari, a partire dalla grande Costituzione dogmatica Lumen Gentium.
La Chiesa, però, è per sua natura “Corpo di Cristo” e a lui è totalmente relativa. Per com-prendere se stessa, perciò, deve prima di tutto alzare lo sguardo verso Gesù, contemplare il suo Mistero, rinnovare la sua fede in lui.
Questo era l’orientamento che Paolo VI, succeduto a Giovanni XXIII, dava al Vaticano II nel discorso di apertura del secondo periodo: “Dobbiamo a noi stessi proclamare e al mondo che ci circonda annunciare: Cristo! Cristo, nostro principio, Cristo nostra via e nostra guida! Cristo nostra speranza e nostro termine [..]Se poniamo davanti al nostro spirito questa sovrana concezione: essere Cristo nostro Fondatore, nostro Capo [..] possiamo meglio comprendere gli scopi principali di questo Concilio: la conoscenza e la coscienza della Chiesa, la sua riforma, la ricomposizione di tutti i cristiani nell’unità, il colloquio della Chiesa col mondo contemporaneo”.
Ho brevemente richiamato alcuni punti di riferimento per comprendere l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Con la scelta di indire un Anno della fede a ricordo del Concilio stes-so, Benedetto XVI ci invita ripercorrere questi punti di riferimento.
Ci invita a partire volgendo lo sguardo a Gesù Cristo e a rinnovare la nostra fede in lui. Di questa fede più viva tutti ci rendiamo conto di aver bisogno perché è l’anima e il fuoco che può rinnovare ancora la Chiesa, più a fondo di programmi, progetti, strutture.
Solo se i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e i laici saranno credenti appassionati in Gesù, la nostra pastorale diventerà realmente missionaria, capace di una nuova evangelizzazio-ne; di cui sta parlando anche il Sinodo dei Vescovi da poco iniziato.
Questo è il cammino sul quale Gesù risorto ha guidato i due discepoli di Emmaus; come ho cercato di mostrare nella Lettera pastorale che ho offerto a tutti per vivere l’Anno della fede.
Lo Spirito Santo ci doni la grazia di sentir ardere anche il nostro cuore per Gesù e la sua Parola, di testimoniarci l’un l’altro il fuoco della fede e di farlo percepire a tanti fratelli e so-relle che cercano speranza.
mons. Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine