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martedì 7 gennaio 2014

,,,pensaci tu


Don Ambrogio Marinoni: «La fede è dire a Dio: pensaci tu»
Grazie a questa nuova serie di "Verba Manent" ascoltiamo le testimonianze di suore, preti, fratelli e laici che raccontano cosa vuol dire per loro la fede. Don Ambrogio Martinoni: "Per me la fede è guardare in su e dire a Dio: pensaci tu. È affidarsi a Lui, sapere che Lui c'è e io sono nelle Sue mani".

domenica 17 novembre 2013

A una settimana dalla chiusura dell'Anno Della fede


Papa Francesco: restate nella perseveranza
La consueta grande folla di fedeli e pellegrini ha accolto Papa Francesco in Piazza San Pietro e ha recitato con lui l'Angelus domenica 17 novembre, ad una settimana dalla conclusione dell'Anno della Fede che avverrà domenica prossima, 24 novembre, con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre in Piazza San Pietro. Papa Francesco, prima della preghiera mariana, si è soffermato sul Vangelo del giorno, un brano di Luca che riporta il discorso di Gesù sugli ultimi tempi. Gesù mette in guardia contro l'inganno dei falsi profeti e contro la paura, e invita a vivere il tempo dell'attesa come tempo della testimonianza e della perseveranza. Ascoltiamo le parole del Papa: (INSERTO PAPA) " ...

mercoledì 23 ottobre 2013

Padre Antonio Crameri e la preghiera


Padre Antonio Crameri: «La preghiera è il lavora più importante»
Ottobre per la Chiesa è il mese missionario. Per questo i "Verba Manent" sull'Anno della Fede, si "colorano" questo mese di una venatura missionaria. Ascoltiamo le testimonianze, le riflessioni, i pensieri di suore, preti, fratelli e laici, impegnati ad annunciare il Vangelo ad gentes, per scoprire da loro cosa hanno imparato sulla fede stando in missione. Padre Antonio Crameri è un sacerdote del Cottolengo, da 15 anni è missionario in Ecuador, attualmente parroco a S. Marianita di Esmeraldas (nord del Paese) e superiore di tutti i religiosi Cottolenghini (preti, suore e fratelli) presenti nel Paese. Questa intervista è stata raccolta da NOVA-T una cui troupe è stata in Ecuador, per conto della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino, a documentare con le immagini le attività missionarie dei religiosi del Cottolengo, che quest'anno celebrano i 25 anni di presenza nel Paese. NOVA-T è il centro di produzione multimediale dei Frati Cappuccini. Da oltre 30 anni NOVA-T è impegn...

domenica 13 ottobre 2013

Maria "è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio


Il Papa: no ai "cristiani di vetrina", sporchiamoci le mani
Maria "è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perché Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre". Papa Francesco ha parlato così della fede della Vergine, capace con il suo "sì" di sciogliere il nodo del peccato, dell'antica disobbedienza, nella catechesi sulle sette tappe dolorose della vita di Maria, tenuta in Piazza San Pietro sabato pomeriggio, accanto alla Statua della Madonna di Fatima, eccezionalmente in Vaticano per la giornata mariana dell'Anno della Fede. Al suo arrivo in Vaticano, anche il Papa emerito Benedetto XVI ha potuto pregare davanti all'icona. Il 13 ottobre 1917 la "Bianca Signora" apparve ai pastorelli Francisco, Giacinta e Lucia, e da ...

domenica 6 ottobre 2013


Suor Lucia Bergamin
Ottobre per la Chiesa è il mese missionario. Per questo i "Verba Manent" sull'Anno della Fede, si "colorano" questo mese di una venatura missionaria. Ascoltiamo le testimonianze, le riflessioni, i pensieri di suore, preti, fratelli e laici, impegnati ad annunciare il Vangelo ad gentes, per scoprire da loro cosa hanno imparato sulla fede stando in missione. In questa clip conosciamo Lucia Bergamin, suora del Cottolengo, da 18 anni missionaria a Quito, capitale dell'Ecuador. Lavora nel barrio di Cochabamba, dove le suore del Cottolengo curano una mensa per i bambini e i poveri del quartiere, un doposcuola, un centro di accoglienza che fornisce alla gente cure e vestiti gratuitamente, oltre alle attività di catechesi e le visite ai malati per portare medicine e i sacramenti. Questa intervista è stata raccolta da NOVA-T una cui troupe è stata in Ecuador per conto della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino a documentare con le immagini le attività missionarie dei religiosi d...

domenica 25 agosto 2013

Non dobbiamo aver paura di varcare la porta della fede in Gesù, di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure, dalle nostre indifferenze verso gli altri


Papa Francesco: Siate cristiani di verità e non di etichetta
Non dobbiamo aver paura di "varcare la porta della fede in Gesù, di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure, dalle nostre indifferenze verso gli altri". Ancora una volta Papa Francesco ha rivolto parole rassicuranti e di incoraggiamento a quanti hanno affollato piazza san Pietro per l'angelus domenicale. Commentato il Vangelo di oggi il Pontefice ha chiarito che Gesù è il "passaggio per la salvezza", che ci fa entrare "nella famiglia di Dio", nel "calore della casa" del Signore. E questa "porta" non è mai chiusa: "è aperta sempre e a tutti, senza distinzione, senza esclusioni, senza privilegi"; ma è anche una "porta stretta", perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Gesù, "di riconoscerci ...

venerdì 26 luglio 2013

Dono

Papa Francesco: la GMG è un dono!
Una grande festa è stato l'incontro del Papa con i giovani, sul lungomare di Copacabana. Uno dei luoghi turistici più famosi al mondo è stato trasformato dalla presenza di centinaia di migliaia di giovani, radunati per seguire il Successore di Pietro, convocati con il motto della Giornata Mondiale: Metti Cristo. Ed il Papa ha abbracciato tutti i presenti e quelli collegati via web con un caloroso Benvenuti! La fede compie nella nostra vita una rivoluzione copernicana, perché ci toglie dal centro e lo ridona a Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. All'apparenza non cambia nulla, ma nel più profondo di noi stessi tutto cambia, ha detto il Papa. Nel nostro cuore dim ...

domenica 26 maggio 2013

O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

    SANTISSIMA TRINITA' (ANNO C)


PRIMA LETTURA (Pr 8,22-31)
Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.

Dal libro dei Proverbi

Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:

giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 8)
Rit: O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

SECONDA LETTURA (Rm 5,1-5)
Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Ap 1,8)
Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia.

VANGELO (Gv 16,12-15)
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore

giovedì 28 marzo 2013

Omelia dell'Arcivescovo nella Messa del Crisma

 
Cattedrale di Udine, 28 marzo 2013
 
 
Eccellenza, cari sacerdoti, diaconi, seminaristi, consacrate/i, fedeli tutti, cari p. Iustianian e p. Vlodimir,
dopo aver ascoltato la proclamazione della Parola di Dio ci fermiamo per qualche minuto di riflessione che si trasformi poi in preghiera personale e comunitaria.

Penso che tutti partecipiamo alla S. Messa del Crisma di quest’anno portando nella mente e nel cuore alcuni eventi che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in questi mesi. Ne ricordo tre che sono, per certi aspetti, straordinari: l’Anno della fede, la successione del ministero petrino da Benedetto XVI a Papa Francesco e il perdurare della crisi economica e politica. Richiamo questi avvenimenti perché entrino anch'essi nella celebrazione eucaristica che il Signore Gesù ci da la grazia di condividere.

Ripensando all’Anno della fede mi è venuta subito in mente l’invocazione del Canone romano: “Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli che ci hanno preceduto nel segno della fede”. E tra questi fedeli, mi si sono presentati i volti e i nomi dei confratelli sacerdoti che dallo scorso Giovedì Santo non sono più tra di noi in questa vita terrena. Come ogni anno, li ricordo uno ad uno con fraterno affetto: d. Achille Castenetto, d. Edoardo Zuliani, d. Emilio Cencig, d. Gianfranco Dri, d. Mario Del Negro, d. Giuseppe Meneghini, d. Agostino Ferlizza, d. Arturo Del Bianco, d. Redento Bello, d. Agostino Orsaria e, infine, il caro d. Simone Vigutto che abbiamo salutato da appena qualche giorno. Ad essi aggiungiamo  con riconoscenza il diacono Aldo Felice.
 
Pur ricordandoli nelle diverse qualità e caratteristiche personali, mi sembra bello e significativo poter dire di tutti loro “che ci hanno preceduto nel segno della fede”. Ora stanno un passo più avanti di noi; sono oltre quel passo decisivo che porta dalla fede in Gesù alla visione del suo Volto glorioso. A turno anche ognuno di noi sarà condotto a fare quel passo nei tempi e nei modi che non dipendono da noi. Perché non ci sorprenda come un ladro di notte, è fondamentale arrivarci “nel segno della fede”; questa è l’unica speranza da coltivare, come ci testimonia S. Paolo che scrive a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la mia fede” (4,7). Alle spalle abbiamo già tante battaglie combattute e non sappiamo quante ce ne riserverà ancora la Provvidenza; ma ci sarà più grande consolazione che giungere in fondo potendo fare questa confessione: “ho conservato la fede”, ho conservato la fede in Gesù. Una fede che, lungo gli anni, ha generato in noi un amore così unico e totale che ci permetterà, quando saremo davanti al suo Volto, di dirgli come Pietro: “Signore tu sai tutto, tu sai che ti amo”.

Per questa fede val la pena di vivere e val la pena di morire come ci richiama l’Anno della fede e come ci testimoniano i confratelli che nei mesi scorsi ci hanno preceduto “nel segno della fede”.  Essi sono passati dal “Mistero della fede”, che hanno quotidianamente rinnovato nella celebrazione eucaristica, alla piena ed eterna contemplazione e comunione in questo Mistero: Gesù, crocifisso per noi e risorto, nostra unica speranza, unica terra promessa in cui speriamo di entrare dopo averlo seguito “nel segno della fede”.

Di questa fede e non di altro noi siamo costituiti annunciatori e pubblici testimoni. Di questa fede hanno sete gli uomini del nostro tempo come, a mio parere, ha fatto capire il forte interesse che si è condensato attorno alla Chiesa cattolica in questi  mesi che hanno visto l’inattesa rinuncia di Benedetto XVI al ministero di Successore di Pietro e la nomina di Papa Francesco.

Dentro tutti i commenti che abbiamo ascoltato, si è colto un senso di sorpresa; la sorpresa che ci prende quando siamo davanti ad una inattesa novità. La Chiesa ha mostrato di aver in sé una misteriosa sorgente che gli permette di rinnovarsi e rivitalizzarsi, anche quando appare pesantemente appesantita dalle debolezze e miserie umane dei suoi membri, che Benedetto XVI aveva ripetutamente denunciato quasi con crudezza.
Proprio lui, che aveva visto lucidamente tante forme di peccato tra Vescovi, sacerdoti e consacrati, in uno dei suoi ultimi discorsi esclamò: “Ma la Chiesa è viva”.
E la Chiesa ha testimoniato di essere viva nella purezza di mente e di cuore di Benedetto XVI che per amore rinunziava al ministero petrino, nella prontezza dei Cardinali di ritrovare nella preghiera comune la sintonia con la volontà di Dio e, infine, nell’intelligente semplicità evangelica di Papa Francesco, che sta toccando tanti cuori.

Vedere questo, a mio parere, ha sorpreso credenti e non credenti perché tutti hanno intuito che simili risorse di rinnovamento non sono a misura umana. La Chiesa non ha persone e strutture migliori di altre istituzioni umane per poter rigenerarsi continuamente. In questo tempo essa ha, invece, testimoniato che nel profondo del suo cuore nasconde un Mistero: è il Mistero della sua fede. Grazie alla fede e alla preghiera di tanti suoi membri, spesso anonimi, essa tiene il cuore aperto a Colui che ha il potere di trasformare la miseria e debolezza, anche più estrema, in risurrezione; che può sempre soffiare il suo Spirito, come fece sugli apostoli chiusi nel cenacolo. E soffia Spirito “creatore” che spalanca i sepolcri e dona “un cuore nuovo ed uno spirito nuovo”.
Quando le persone avvertono questo Spirito nuovo nella Chiesa restano profondamente e gioiosamente sorpresi perché respirano una speranza che viene da Dio. E quanto bisogno di speranza hanno oggi gli uomini!

Preghiamo in questa S. Messa del Crisma, perché lo Spirito Santo, che invocheremo sugli oli e sul pane e vino nella consacrazione, soffi potente anche dentro la nostra Chiesa di Udine, nei Vescovi, nei presbiteri, nei diaconi, nelle consacrate e consacrati, in tanti laici
Con umiltà chiediamo che lo Spirito rinnovi i nostri cuori freddi o tiepidi con il calore dell’Amore del Cuore di Gesù. Questo sia il nostro primo programma pastorale che diffonderà speranza in Friuli.

Segno di questa speranza sia, anche, un rinnovato impegno di solidarietà fraterna con le sorelle e i fratelli maggiormente schiacciati dalla crisi di lavoro e di mezzi economici che sta provando anche la nostra Diocesi. Abbiamo già messo in atto iniziative sia spontanee che organizzate, ma forse non basteranno. Mi sembra di intuire che Gesù ci invita ad avere sempre nuova fantasia nella carità per accorgerci, come il buon samaritano, dei più poveri che stanno accanto a noi e non hanno più forze per riprendere il cammino. Prenderci per mano e condividere quanto abbiamo è testimonianza convincente che viviamo “nel segno della fede”.

Invochiamo ora il dono di questa fede, che diffonde speranza e apre alla carità, sia professando il simbolo, sia rinnovando le promesse sacerdotali e pregando gli uni per gli altri, secondo l’esempio che subito ci ha dato Papa Francesco.
 


giovedì 14 febbraio 2013

Lettera quaresimale dell'Arcivescovo mons. Mazzocato

 
«Il valore della vostra fede si prova col fuoco» (1 Pt 1,7)
Udine, 13 febbraio 2013
 
Care sorelle e fratelli,
 
 
mentre inizia la Quaresima, ci chiediamo: come viverla in questo Anno della fede?
Trovo una risposta nelle parole dell'apostolo Pietro: "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo" (1 Pt 1,6-7).
L'esperienza della fede in Gesù Cristo ricolma di gioia la mente e il cuore dell'uomo. Non è, però, una gioia a buon mercato perché la fede va purificata come l'oro, per risplendere in tutta la sua luce ed essere la gloria e l'onore del credente quando si troverà davanti a Gesù nell'incontro finale con lui.
 
Nella Lettera apostolica Porta fidei Benedetto XVI invita tutti i cristiani a vivere l'Anno della fede come occasione di conversione e di purificazione. Denuncia il grave pericolo che essi pensino "alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato" (n. 2). Se si adagiano in questa falsa sicurezza diventeranno "sale insipido e luce nascosta" invece di essere testimoni credibili per tante persone che sentono "di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva" (n. 3). "L'Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" ( n.6).
 
Facendo eco alle parole del Santo Padre, nella Lettera pastorale Ho creduto, perciò ho parlato, scrivevo: "possiamo fare qualcosa per le persone che abbandonano la fede sole se, prima di tutto, ripartiamo da noi stessi, dall'umile coscienza di aver bisogno di conversione, dal desiderio di vincere la tiepidezza spirituale con un amore vero per nostro Signore Gesù" (n. 12).
 
Questa Quaresima 2013 può essere un tempo favorevole per purificare la nostra fede dalle incrostazioni dell'abitudine e della superficialità.
Nel tempo quaresimale, la Chiesa torna a proporci tre impegni precisi: la preghiera. il digiuno, l'elemosina. Se li prendiamo sul serio, essi possono essere come il fuoco del crogiuolo che purifica la nostra fede.
 
1. La preghiera
Durante la sua agonia nell'orto degli ulivi, Gesù torna per tre volte a svegliare Pietro, Giacomo e Giovanni, invitandoli: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41).
Preferivano dormire piuttosto che stare vicino a Gesù, partecipando alla sua preghiera nella quale egli offriva tutto se stesso a Dio Padre, pronto a bere il calice della sua passione. Il sonno che li prendeva era segno della loro poca fede che sarebbe stata tenuta sveglia dalla preghiera.
Quante volte anche noi facciamo esperienza dello stesso sonno dei tre apostoli! Quando ci viene il pensiero di pregare, veniamo assaliti da una specie di pigrizia che ci impedisce di dedicare anche solo qualche minuto alla preghiera.
Magari ci giustifichiamo con la scusa che non abbiamo tempo. La scusa, però, non regge perché chi non può trovare in 24 ore almeno qualche minuto per il raccoglimento e la preghiera?
La verità è più seria e profonda. Quella strana svogliatezza interiore che ci impedisce di pregare è segno della nostra poca fede e della mancanza di un desiderio forte di stare alla presenza del Signore per ascoltarlo.
Per questo Gesù dice ai tre apostoli: "Vegliate e pregate .. scuotetevi dalla vostra pigrizia e state in ginocchio accanto a me partecipando alla mia preghiera".
La preghiera è esperienza impegnativa perché rinnova e purifica la fede; distacca per qualche minuto da se stessi e dal ritmo degli impegni per stare in silenzio e aprire mente e cuore al Signore.
Chi, però, ha la forza di "vegliare e pregare" trova una profonda serenità del cuore; prova quella gioia intensa che Pietro prometteva ai suoi cristiani.
 
2. Il digiuno
Nel Deuteronomio leggiamo questo lamento di Dio: "Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani" (32,21).
Gli antagonisti di Dio sono gli idoli perché conquistano il cuore dell'uomo trascinandolo ad inginocchiarsi davanti a loro e non davanti all'unico vero Dio. L'idolatria distrugge la fede e rovina la dignità dell'uomo che si riduce a pregare opere delle sue mani o creature inferiori a lui.
Questa tentazione ha accompagnato gli uomini di ogni epoca ed è ancora in mezzo a noi perché il consumismo è, di fatto, una grande idolatria che promette gioia piena nel possedere e consumare.
Per liberarsi dall'idolatria c'è una sola strada: purificare il cuore dall'attrattiva insaziabile di possedere e consumare. Il digiuno è l'esercizio, anche doloroso, che stacca dalla dipendenza delle cose materiali e ridona al cuore la libertà di mettere Dio al primo posto.
Il digiuno purifica la fede perché, rinunciando a delle cose che ci attirano, creiamo nel cuore come un vuoto da riempire con la presenza di Dio cercata nella preghiera.
Si può far digiuno non solo con la gola ma anche con gli occhi staccandoli da immagini vuote, con gli orecchi trovando spazi di totale silenzio, con il corpo rinunciando a soddisfare i nostri istinti.
Proviamo, in questa Quaresima, ad impegnarci in alcune forme di digiuno da ciò che maggiormente ci attira. Riempiamo di preghiera il vuoto creato dal digiuno e purificheremo la nostra fede.
 
3. L'elemosina
Il digiuno è completo quando si trasforma in elemosina che generosamente dona ciò di cui ci siamo privati a chi ha bisogno.
Scrive il Papa: "La fede che si rende operosa per mezzo della carità" diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo" (Porta fidei, n. 6). Egli riprende l'apostolo Giacomo che afferma: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa ... Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore" (2,17-20).
Le opera di carità rivelano l'autenticità della fede e danno calore alla fede. Credere in Gesù, infatti, non significa, solo, dichiarare che Lui è vissuto, morto e risorto, ma farsi riscaldare dal suo amore che riempie il nostro cuore stretto e povero.
La fede è amore come dichiara il comandamento che riassume tutta la Legge e i Profeti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37-39).
Nell'elemosina generosa noi trasmettiamo una piccola goccia di quell'amore di Gesù che è entrato nel nostro cuore grazie alla fede in Lui. E quella piccola goccia donata riempie di nuova fede il nostro cuore.
Siano tanti i gesti di elemosina in questo tempo di Quaresima che ci fa vivere vicino a persone e famiglie provate dalla crisi fino al punto da faticare a trovare anche i mezzi di sussistenza.
Concludo, suggerendo una piccola preghiera che possiamo ripetere spesso e silenziosamente durante il giorno. E' l'invocazione del padre che portò il figlioletto a Gesù perché lo guarisse: "Credo, Signore; aiutami nella mia incredulità" (Mc 9,24).

domenica 20 gennaio 2013

Far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato”.

“Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato”.
Benedetto XVI,  Lettera- Enciclica Porta Fidei

domenica 2 dicembre 2012

Maria,sorella e modello della fede

"Seguire l'esempio di Maria" versione testuale




















Messaggio dell'Arcivescovo per il tempo dell'Avvento


Care sorelle e fratelli,
abbiamo iniziato dall’11 ottobre l’Anno della fede, in comunione con il Santo Padre che lo ha voluto e con tanti cristiani cattolici diffusi in tutti i continenti. Sento che in molte parrocchie e foranie sono state programmate iniziative particolari per aiutare le persone a rivivere la gioia di aver ricevuto il dono della fede e a riscoprire gli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Con questo messaggio, che vi scrivo all’inizio del tempo dell’Avvento, desidero incoraggiare tutti a prepararsi con fede profonda al S. Natale di quest’anno. Le celebrazioni e gli incontri di spiritualità, che tradizionalmente facciamo, siano preparati con particolare cura perché quanti vi partecipano siano toccati nel cuore e, in ginocchio come i pastori e i Magi, confessino la loro fede davanti a Gesù, l’Emanuele, il «Dio-con-noi».
«Sorella e modello nella fede»
Per vivere il cammino spirituale attraverso le settimane di Avvento fino al Natale, la Chiesa ci affida alla guida di Maria che ci conduce con certezza ad incontrare Gesù. Invito a rivolgere, in questo Anno della fede, lo sguardo sulla Madre del Signore e Madre nostra perché, come ho indicato a conclusione della mia Lettera pastorale «Ho creduto, perciò ho parlato», ella è «sorella e modello della fede». Illuminata dalla fede, Maria è stata capace di obbedire alla volontà misteriosa e imprevedibile di Dio e di donare tutta se stessa dal giorno dell’annunciazione fin all’assunzione in cielo in anima e corpo, dopo la sua morte fisica.
Nei Vangeli possiamo riconoscere i passi della fede che Maria ha compiuto. Essi ci sono di esempio per proseguire il nostro cammino che, giorno dopo giorno, ci porterà verso l’incontro finale con il Signore Gesù al cui fianco troveremo Maria, come mostra l’immortale affresco del Giudizio universale di Michelangelo. Il tempo liturgico dell’Avvento e del S. Natale propone alla nostra meditazione alcuni dei più importanti passi della fede di Maria, ricordati anche da Benedetto XVI ricorda nella Lettera apostolica «Porta fidei», con cui ha indetto l’Anno della fede (n. 13). Li richiamo con le parole stesse del Santo Padre, aggiungendo qualche breve riflessione spirituale per incoraggiare tutti a rivolgerci alla Vergine e Madre con l’invocazione: «O Madre, insegna anche a noi la tua fede».
L’annunciazione
«Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione» (Lc 1,38). Maria ricevette la visita dell’Arcangelo Gabriele in giovanissima età, forse a 14-15 anni. La sua fede, però, era già matura. Il messaggero divino si trovò davanti una ragazza «povera di spirito», spoglia di ogni progetto e presunzione personale, pronta a far spazio a Dio e alla sua volontà. La fede di Maria è ascolto della Parola del suo Signore dalla quale riceve il senso della propria vita, la vocazione per la quale era stata creata.
La fede, per Maria, è, poi, obbedienza senza riserve e senza condizioni: «Sono la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola». Come il patriarca Abramo, ella è pronta a partire per una strada sconosciuta, in obbedienza alla promessa di Dio. La promessa che ha ricevuto da Dio ha un nome: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Maria ormai vivrà di fede, di fede in Gesù che seguirà fino alla croce e alla risurrezione, Assunta con Lui in cielo.
La visita ad Elisabetta
«Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui» (cfr Lc 1,46-55). L’arcangelo Gabriele aveva indicato a Maria un segno della potenza misericordiosa di Dio: «Elisabetta, tua cognata, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile. Nulla è impossibile a Dio». Spinta dalla fede, Maria parte in fretta per andare a contemplare la salvezza di Dio che era entrata nella vita di Elisabetta. Quando giunge, è salutata dalla cugina con uno straordinario elogio: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Colei che crede è «beata»; conosce, cioè, la vera gioia a cui il cuore di ogni uomo nel suo profondo aspira e che trova solo nella comunione con il suo Dio e la sua provvidente Volontà. Il dono della fede è «beatitudine» che riempie il cuore. La gioia di Maria si trasforma il preghiera. Davanti ad Elisabetta intona la sua preghiera che continua a risuonare nella Chiesa: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». La vera fede si esprime nella preghiera di lode e ringraziamento.
Il Natale del Signore
«Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio, mantenendo intatta la verginità» (cfr Lc 2,6-7). Come ogni mamma, anche Maria partorì con intensa gioia il suo primogenito, Gesù. Ma a differenza di ogni mamma lo partorì nella fede perché in quel neonato, bisognoso di lei in tutto, Maria era chiamata a riconoscere il suo Signore, l’Inviato di Dio a salvare tutti gli uomini. La fede le chiedeva l’umiltà di inginocchiarsi davanti al suo piccolo che con amore accudiva.
La fede è umiltà. Maria la sperimentò quando ebbe tra le braccia il bambino Gesù. Noi possiamo vivere la stessa fede e umiltà di Maria ogni volta che accogliamo Gesù nell’Eucaristia. L’Eucaristia è veramente il «Mistero della fede» a cui accostarci in ginocchio e con tutta l’umiltà di cui siamo capaci.
La fuga in Egitto
«Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode» (cfr Mt 2,13-15). L’ombra della croce avvolse Gesù appena nato e lo accompagnò lungo tutta la sua vita, fino alla passione e morte sul Golgota. Nella croce del Figlio si trovò coinvolta anche Maria perché la persecuzione contro di lui cominciò subito, con Erode che voleva ucciderlo a tutti i costi; anche a prezzo della strage degli Innocenti.
Per seguire il destino del Figlio, Maria conobbe, assieme a Giuseppe, l’esilio in Egitto con tutte le angosce, le insicurezze e le ristrettezze che questo comportava. Imparò che la fede è croce perché porta a seguire Gesù che invitò i suoi discepoli a seguirlo lasciando tutto e prendendo la propria croce.
Con Maria verso Gesù
Questi brevi cenni sulla fede di Maria, che vi consegno commentando le parole del Papa, ci mostrano che Ella è veramente «sorella e modello nella fede».
La devozione a Maria continua ad essere molto viva nel nostro popolo friulano. Lo testimoniano la frequenza ai santuari mariani della diocesi e i tanti pellegrinaggi nei luoghi in cui ella ha manifestato e manifesta in forma straordinaria la sua materna presenza.
È una devozione popolare che tocca il cuore di persone e famiglie, che attira a Maria cristiani che praticano regolarmente e altri che si sono allontanati dalla fede e da una condotta di vita coerente con il Vangelo. Spesso ricevo testimonianza di persone che in pellegrinaggio in un santuario mariano si sono convertite, hanno ritrovato la preghiera, sono tornate a confessare i loro peccati e a riconciliarsi con Gesù nel sacramento della confessione, hanno scoperto la gioia di partecipare alla S. Messa. Maria, con dolcezza materna, continua a condurre i cuori a Gesù. Come ai pastori e ai magi, lo offre a quanti si inginocchiano davanti a lei e al suo e nostro Signore.
Guardiamo a lei in questo tempo dell’Avvento e del S. Natale e preghiamola: «O Maria, insegna anche a noi la tua fede».
+ Andrea Bruno Mazzocato
Udine, 2 dicembre 2012
Prima domenica di Avvento


mercoledì 28 novembre 2012

Udienza di Mercoledì 21 novembre

“La fede porta a scoprire che l’incontro con Dio valorizza, perfeziona ed eleva quanto di vero, di buono e di bello c’è nell’uomo. Accade così che, mentre Dio si rivela e si lascia conoscere, l’uomo viene a sapere chi è Dio e, conoscendolo, scopre se stesso, la propria origine, il proprio destino, la grandezza e la dignità della vita umana.”
 
(Benedetto XVI , Udienza di Mercoledì 21 novembre)

domenica 18 novembre 2012

Benedetto XVI: Cristo è il centro stabile della nostra vita.
Benedetto XVI: Cristo è il centro stabile della nostra vita
"Anche oggi abbiamo bisogno di un fondamento stabile per la nostra vita e la nostra speranza, tanto più a causa del relativismo in cui siamo immersi". E questo centro, ha ricordato il Papa questa mattina prima della recita dell'Angelus, è la Persona di Cristo e la sua Parola.
Dalla finestra del suo studio, davanti a migliaia di persone radunate in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha commentato il discorso di Gesù sugli ultimi tempi, inserito nella liturgia di questa domenica, che è "probabilmente il testo più difficile dei Vangeli".
Gesù non descrive la fine del mondo, ha spiegato il Papa, e anche se usa immagini apocalittiche, vuole soprattutto indicare ai suoi discepoli di ogni epoca. ""la via giu ...