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lunedì 13 luglio 2015

Enciclica Laudato si 1-2-3

1.
« Laudato si’, mi’ Signore », cantava san
Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: « Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ».1
2.
Questa sorella protesta per il maleRisultati immagini per terra samantha che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che « geme e soffre le doglie del parto » (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

Niente di questo mondo ci risulta indifferente
3.
Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva « nonché a tutti gli uomini di buona volontà ». Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.

lunedì 3 marzo 2014

Domenica 9 marzo 2014: Vàttene, satana

  I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)


Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo
con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Gen 2,7-9; 3,1-7)
La creazione dei progenitori e il loro peccato.
Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». 
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)
Rit: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

SECONDA LETTURA (Rm 5,12-19)
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio.
Canto al Vangelo (Mt 4,4b)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO (Mt 4,1-11)
Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.
 
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore

sabato 7 dicembre 2013

DISCORSO Di PAPA FRANCESCO AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

“È proprio per il suo rifiuto della violenza, per aver vinto il male con il bene, con il sangue della sua Croce, che Gesù ha riconciliato gli uomini con Dio e tra di loro.  È questa stessa pace che sta al centro della vostra riflessione sulla  dottrina sociale della Chiesa. Questa mira a tradurre nella concretezza della vita sociale l’amore di Dio per l’uomo, manifestatosi in Gesù Cristo. Ecco perché la dottrina sociale si radica sempre nella Parola di Dio, accolta, celebrata e vissuta nella Chiesa. E la Chiesa è tenuta a vivere prima di tutto in se stessa quel messaggio sociale che porta nel mondo. Le relazioni fraterne tra i credenti, l’autorità come servizio, la condivisione con i poveri: tutti questi tratti, che caratterizzano la vita ecclesiale fin dalla sua origine, possono e devono costituire un modello vivente ed attraente per le diverse comunità umane, dalla famiglia fino alla società civile.”

DISCORSO Di PAPA FRANCESCO
AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE
 Sala dei Papi
Venerdì, 6 dicembre 2013

domenica 15 settembre 2013

La misericordia non è buonismo


Papa Francesco all'Angelus: la misericordia salva l'uomo
La misericordia che il Vangelo ci insegna con la Parabola del Figliol Prodigo non è buonismo, è invece la vera forza che salva l'uomo e il mondo da quel cancro che è il peccato, il male morale e spirituale. Lo ha sottolineato con forza Papa Francesco parlando ai fedeli prima della recita dell'Angelus. Se nel nostro animo non c'è la misericordia e non si esprime la gioia del perdono, allora non siamo in comunione con Dio. Dopo l'Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione ieri in Argentina del sacerdote José Gabriel Brochero ed ha rivolto anche un saluto in spagnolo alla chiesa del suo paese. Ha ricordato inoltre che oggi a Torino si conclude la Settimana sociale dei cattolici italiani dedicata alla ...

sabato 21 luglio 2012

San Zorz11: Denver

San Zorz11: Denver: Cosa facciamo dopo la strage di Denver se il mondo, gli USA, i genitori non cambiano? Perchè tutte le categorie umane c'erano in quella sal...

giovedì 5 luglio 2012

E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.

"Chi dà per scontata la fede, non la conosce più"   versione testuale
L'Arcivescovo a Gemona per il Capitolo generale delle Suore missionarie del Sacro Cuore
UDINE (1 luglio, ore 20) - La fede in Gesù non è scontata. Chi lo dice, non la conosce più. Così l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell'omelia pronunciata nel tardo pomeriggio a Gemona dalle Suore francescane missionarie del Sacro Cuore, in occasione del loro Capitolo generale, e che pubblichiamo nella sua versione integrale.
 
Care sorelle,
medito con voi la pagina del Vangelo di Marco che la liturgia ci offre in questa domenica. E’ il racconto di due grandi miracoli di Gesù: la guarigione dell’emoroissa e la risurrezione della figlia di Giairo.
L’evangelista ci presenta Gesù che, sceso dalla barca, entra in mezzo alla gente che gli si accalca attorno. Incontra subito persone che sono rovinate dal male e dal male non riescono a difendersi né con le loro forze, né con altri aiuti umani.
E’ rovinata dal male la vita della donna emoroissa che per dodici anni aveva provato tutte le cure, anche dolorose e costose, ma senza risultato.
E’ completamente rovinata la figlia di Giairo e tutta la sua famiglia perché quando si perde una figlia a dodici anni anche la famiglia è segnata per sempre.
Gesù si ferma accanto a queste persone per guarirle e salvarle; per lottare a loro favore contro il male cattivo che era più forte di tutto. Il Vangelo ci assicura che Lui ha in sé la potenza per guarire malattie incurabili e, addirittura, richiamare alla vita una bambina morta. Quella  bambina non rispondeva più neppure alla mamma che chissà quanto la chiamava; risponde a Gesù che le ordina: Io ti dico: alzati!”.
Gesù, però può guarire e salvare se trova la fede nell’uomo che incontra. La fede è così necessaria che all’emoroissa arriva dire: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”. E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.
In questi giorni dedicati al Capitolo provinciale vi state domandando che cosa il Signore chieda alla vostra famiglia religiosa in questo tempo dell’umanità e della Chiesa.
Il brano evangelico ci offre una risposta essenziale. Come cristiane e come consacrate Gesù vi ha chiamate a collaborare con la sua azione di salvezza e di liberazione dal male a favore degli uomini che ne sono schiavi.
E quanto bisogno c’è! Quanto sono vere le parole del libro della Sapienza ascoltate nella prima lettura: “Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Quante persone anche oggi hanno la vita rovinata dal male!
La malattia fisica non è neppure il male peggiore; anzi in questo campo la scienza ha fatto grandi progressi. Satana, per invidia e cattiveria, sta rovinando i cuori e, di conseguenze, le famiglie, i rapporti tra persone, l’educazione dei figli, la purezza degli adolescenti e dei giovani, la sensibilità verso i più deboli. Contro questa azione di Satana – che spesso non si chiama neppure per nome – siamo veramente impotenti. Da tante parti ci si lamenta, si fanno dichiarazioni che così non si può andare avanti, si fa qualche piccolo tentativo di sensibilizzare. Ma tocchiamo con mano che con le sole sue forze l’uomo non libera il suo cuore dalla tentazione al male.
A noi cosa chiede Gesù salvatore?
Di passare, come faceva lui, in mezzo agli uomini e collaborare oggi con lui per salvare chi si lascia rovinare dal male o già si è rovinato.
Ma sappiamo come si collabora con Gesù?
Su questo punto abbiamo bisogno di un onesto esame di coscienza perché noi vescovi, sacerdoti, consacrate abbiamo ceduto alla tentazione di lottare con le nostre forze contro il male che prende famiglie e persone. Abbiamo fatto progetti e programmi, incontri e conferenze, strutture e iniziative nuove.
Sono tutte cose utili se, però, sono costruite attorno alla cosa essenziale che Gesù chiede a Giairo: “Soltanto abbi fede!”.
Ci siamo trovati in mezzo a giovani, genitori, famiglie che avevano sempre meno fede; anzi, che davano l’impressione che non erano interessati alla fede. E anche noi abbiamo cercato di aiutarli con le nostre forze, strutture e mezzi umani perché queste cose cercavano e sembrano cercare da noi e non la fede nella potenza di salvezza di Gesù.
Ma i mezzi umani da soli hanno l’efficacia che avevano avuto i medici con la donna emoroissa; magari aveva avuto qualche istante di sollievo ma il sangue non si fermava e la vita se ne andava.
L’unico modo per amare veramente i nostri fratelli e sorelle, spesso rovinati dal male, è collaborare con Gesù e con la sua potenza di salvezza.
E la strada è una sola: “La tua fede ti ha salvata”. Questa è la strada che Gesù ci chiede di indicare agli uomini e su questa strada ci chiede di guidarli.
Ma non si può guidare gli altri su questa strada solo se noi per primi non l’abbiamo percorsa e continuamente ci sforziamo di percorrerla.
Con umiltà e sincerità, allora, dobbiamo continuare a chiederci se abbiamo capito per esperienza che cosa intende Gesù quando dice: “Soltanto abbi fede” e “La tua fede ti ha salvata”.
Una delle tentazioni più sottili del diavolo contro i vescovi, i preti, le consacrate è quella di farci dare per scontata la fede. Quante volte sento dire tra preti o religiosi: la fede in Gesù è scontata e guardiamo, invece, a cosa possiamo fare di concreto nella pastorale e per gli altri. Scusate la durezza ma questa è un’affermazione diabolica perché chi dà per scontata oggi la sua fede temo che proprio non la conosca più.
Non posso soffermarmi più a lungo nel riflettere su cosa significhi “credere in Gesù salvatore”, su quali siano i passi da fare sulla strada della fede, su come si alimenti la fede visto che è dono dello Spirito Santo, su come si verifichi lo stato della nostra fede.
L’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI, sarà occasione provvidenziale per approfondire proprio questi aspetti della fede che ho elencato.
Concludo sottolineando ancora il messaggio del brano evangelico che ci è stato proclamato. La nostra vita di consacrate/i ha senso solo se collaboriamo con Gesù e con la sua opera di guarigione dal male che continua anche oggi tra gli uomini. E collaboriamo bene solo se sappiamo guidare i fratelli sulla strada della fede che li porta ad incontrare il Salvatore; la strada percorsa dall’emoroissa e da Giairo.