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giovedì 5 luglio 2012

E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.

"Chi dà per scontata la fede, non la conosce più"   versione testuale
L'Arcivescovo a Gemona per il Capitolo generale delle Suore missionarie del Sacro Cuore
UDINE (1 luglio, ore 20) - La fede in Gesù non è scontata. Chi lo dice, non la conosce più. Così l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell'omelia pronunciata nel tardo pomeriggio a Gemona dalle Suore francescane missionarie del Sacro Cuore, in occasione del loro Capitolo generale, e che pubblichiamo nella sua versione integrale.
 
Care sorelle,
medito con voi la pagina del Vangelo di Marco che la liturgia ci offre in questa domenica. E’ il racconto di due grandi miracoli di Gesù: la guarigione dell’emoroissa e la risurrezione della figlia di Giairo.
L’evangelista ci presenta Gesù che, sceso dalla barca, entra in mezzo alla gente che gli si accalca attorno. Incontra subito persone che sono rovinate dal male e dal male non riescono a difendersi né con le loro forze, né con altri aiuti umani.
E’ rovinata dal male la vita della donna emoroissa che per dodici anni aveva provato tutte le cure, anche dolorose e costose, ma senza risultato.
E’ completamente rovinata la figlia di Giairo e tutta la sua famiglia perché quando si perde una figlia a dodici anni anche la famiglia è segnata per sempre.
Gesù si ferma accanto a queste persone per guarirle e salvarle; per lottare a loro favore contro il male cattivo che era più forte di tutto. Il Vangelo ci assicura che Lui ha in sé la potenza per guarire malattie incurabili e, addirittura, richiamare alla vita una bambina morta. Quella  bambina non rispondeva più neppure alla mamma che chissà quanto la chiamava; risponde a Gesù che le ordina: Io ti dico: alzati!”.
Gesù, però può guarire e salvare se trova la fede nell’uomo che incontra. La fede è così necessaria che all’emoroissa arriva dire: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”. E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.
In questi giorni dedicati al Capitolo provinciale vi state domandando che cosa il Signore chieda alla vostra famiglia religiosa in questo tempo dell’umanità e della Chiesa.
Il brano evangelico ci offre una risposta essenziale. Come cristiane e come consacrate Gesù vi ha chiamate a collaborare con la sua azione di salvezza e di liberazione dal male a favore degli uomini che ne sono schiavi.
E quanto bisogno c’è! Quanto sono vere le parole del libro della Sapienza ascoltate nella prima lettura: “Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Quante persone anche oggi hanno la vita rovinata dal male!
La malattia fisica non è neppure il male peggiore; anzi in questo campo la scienza ha fatto grandi progressi. Satana, per invidia e cattiveria, sta rovinando i cuori e, di conseguenze, le famiglie, i rapporti tra persone, l’educazione dei figli, la purezza degli adolescenti e dei giovani, la sensibilità verso i più deboli. Contro questa azione di Satana – che spesso non si chiama neppure per nome – siamo veramente impotenti. Da tante parti ci si lamenta, si fanno dichiarazioni che così non si può andare avanti, si fa qualche piccolo tentativo di sensibilizzare. Ma tocchiamo con mano che con le sole sue forze l’uomo non libera il suo cuore dalla tentazione al male.
A noi cosa chiede Gesù salvatore?
Di passare, come faceva lui, in mezzo agli uomini e collaborare oggi con lui per salvare chi si lascia rovinare dal male o già si è rovinato.
Ma sappiamo come si collabora con Gesù?
Su questo punto abbiamo bisogno di un onesto esame di coscienza perché noi vescovi, sacerdoti, consacrate abbiamo ceduto alla tentazione di lottare con le nostre forze contro il male che prende famiglie e persone. Abbiamo fatto progetti e programmi, incontri e conferenze, strutture e iniziative nuove.
Sono tutte cose utili se, però, sono costruite attorno alla cosa essenziale che Gesù chiede a Giairo: “Soltanto abbi fede!”.
Ci siamo trovati in mezzo a giovani, genitori, famiglie che avevano sempre meno fede; anzi, che davano l’impressione che non erano interessati alla fede. E anche noi abbiamo cercato di aiutarli con le nostre forze, strutture e mezzi umani perché queste cose cercavano e sembrano cercare da noi e non la fede nella potenza di salvezza di Gesù.
Ma i mezzi umani da soli hanno l’efficacia che avevano avuto i medici con la donna emoroissa; magari aveva avuto qualche istante di sollievo ma il sangue non si fermava e la vita se ne andava.
L’unico modo per amare veramente i nostri fratelli e sorelle, spesso rovinati dal male, è collaborare con Gesù e con la sua potenza di salvezza.
E la strada è una sola: “La tua fede ti ha salvata”. Questa è la strada che Gesù ci chiede di indicare agli uomini e su questa strada ci chiede di guidarli.
Ma non si può guidare gli altri su questa strada solo se noi per primi non l’abbiamo percorsa e continuamente ci sforziamo di percorrerla.
Con umiltà e sincerità, allora, dobbiamo continuare a chiederci se abbiamo capito per esperienza che cosa intende Gesù quando dice: “Soltanto abbi fede” e “La tua fede ti ha salvata”.
Una delle tentazioni più sottili del diavolo contro i vescovi, i preti, le consacrate è quella di farci dare per scontata la fede. Quante volte sento dire tra preti o religiosi: la fede in Gesù è scontata e guardiamo, invece, a cosa possiamo fare di concreto nella pastorale e per gli altri. Scusate la durezza ma questa è un’affermazione diabolica perché chi dà per scontata oggi la sua fede temo che proprio non la conosca più.
Non posso soffermarmi più a lungo nel riflettere su cosa significhi “credere in Gesù salvatore”, su quali siano i passi da fare sulla strada della fede, su come si alimenti la fede visto che è dono dello Spirito Santo, su come si verifichi lo stato della nostra fede.
L’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI, sarà occasione provvidenziale per approfondire proprio questi aspetti della fede che ho elencato.
Concludo sottolineando ancora il messaggio del brano evangelico che ci è stato proclamato. La nostra vita di consacrate/i ha senso solo se collaboriamo con Gesù e con la sua opera di guarigione dal male che continua anche oggi tra gli uomini. E collaboriamo bene solo se sappiamo guidare i fratelli sulla strada della fede che li porta ad incontrare il Salvatore; la strada percorsa dall’emoroissa e da Giairo. 

giovedì 28 giugno 2012

Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum»


    XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Sap 1,13-15; 2,23-24)
Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.


Dal libro della Sapienza

Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.


Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

SECONDA LETTURA (2Cor 8,7.9.13-15)
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Cf 2Tm 1,10)
Alleluia, alleluia
.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 5,21-43)
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!


+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore


PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, stimolati dalla Parola di vita che abbia­mo ascoltato e spezzato, presentiamo le nostre invocazioni al Padre con uno sguardo attento verso le necessità dei fratelli del mondo intero.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Signore della vita, ascoltaci!

1.     Perché la Chiesa proclami il Vangelo ad ogni creatura e renda testimonianza al Dio della vita mediante la fede nella risurrezione. Preghiamo.

2.     Perché sappiamo leggere i segni del tempo e siamo disposti a condividere i no­stri beni con coloro che sono nel bisogno. Preghiamo.

3.     Perché coloro che hanno responsabilità in ambito pubblico sappiano opera­re per il bene di tutti. Preghiamo.

4.     Perché sappiamo prenderci cura degli ammalati e delle persone che soffrono la solitudine. Preghiamo.

5.     Perché sappiamo dimostrare la nostra solidarietà e condivisione a coloro che si confrontano da vicino con la realtà della morte. Preghiamo.

6.     Perché gli studenti ancora impegnati con gli esami possano superare la prova e prepararsi nel miglior modo possibile ad affrontare la vita. Preghiamo.

7.     Perché quanti si rendono complici, a ogni livello, dell’aborto, dell’eutanasia, della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti e di ogni forma di distruzione della vita, trovino la via della conversione. Preghiamo.

8.     Perché il riposo estivo e il divertimento non divengano occasione per mette­re in serio pericolo la vita propria e altrui, ma diventino esperienza di ristoro e di maturazione nella fede. Preghiamo.

9.     Perché la coscienza delle risorse limitate della terra e l'evidenza di fenomeni nocivi alla vita stimolino scelte e azioni responsabili verso la natura. Preghiamo.

C – O Padre, ascolta il grido dei tuoi figli che si eleva a te e fa’ che questo nostro mondo, apparentemente votato alla morte, sappia scorgere in ogni istante la luce pasquale che si irradia a noi dal tuo Figlio unigenito, vincitore del peccato e della morte. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.  T - Amen.


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