giovedì 14 febbraio 2013

Pregare intensamente per il Santo Padre

Intervento dell'Arcivescovo al ritiro quaresimale del clero   versione testuale
Seminario di Castellerio, giovedì 14 febbraio 2013
 
In queste ore di ritiro spirituale e penitenziale il nostro pensiero è rivolto anche al Santo Padre, Benedetto XVI, che sta vivendo gli ultimi giorni del suo ministero di Successore di Pietro, prima di passare ad un altro Vescovo il testimone.
Nell’udienza generale di ieri ha chiesto a tutti la solidarietà della preghiera mentre sta portando a termine questa straordinaria decisione che possiamo appena intuire quanto gli possa essere costata sul piano mentale, morale e spirituale.
Preghiamo tutti per questo nostro Pastore esprimendo, così, la riconoscenza più sentita perché, negli otto anni del suo pontificato, ha speso veramente tutte le sue energie e i talenti ricevuti da Dio a favore della Chiesa di Cristo affidata alla sua guida e alla sua carità pastorale. Anche la decisione di lasciare il ministero di Successore di Pietro – decisione certamente inattesa e sorprendente – è un atto puro di amore per la Chiesa da umile e onesto operario della Vigna del Signore, come lui stesso si era definito al momento della nomina a Papa.
Preghiamo, poi, per tutta la Chiesa e per tutti i cristiani perché la coraggiosa decisione di Benedetto XVI porti una ventata di Spirito Santo che purifichi debolezze e compromessi umani e risvegli il desiderio delle santità.
Come pastori, abbiamo la responsabilità di aiutare i nostri fedeli a vivere con fede queste dimissioni del Santo Padre esposte alle più diverse interpretazioni nei mezzi di comunicazione sociale.
A questo scopo scriverò un breve messaggio da leggere nelle S. Messe di domenica 24 febbraio che precede immediatamente la conclusione del ministero petrino di Benedetto XVI. Inviterò a comprendere alla luce della fede questo momento impegnativo della vita della Chiesa, pregando per il Papa che ci lascia e per colui che Gesù, Buon Pastore sceglierà.
La sera del 28 febbraio, alle ore 19, celebrerò la S. Messa in Cattedrale invitando tutti ad unirsi in preghiera in comunione con Benedetto XVI e con tutte le Chiese cattoliche del mondo.
Lo Spirito Santo trasformi il sacrificio del Santo Padre in grazia di purificazione e di santificazione per tutti noi e per la Chiesa di Cristo.
 
Mons. Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine
 

Lettera quaresimale dell'Arcivescovo mons. Mazzocato

 
«Il valore della vostra fede si prova col fuoco» (1 Pt 1,7)
Udine, 13 febbraio 2013
 
Care sorelle e fratelli,
 
 
mentre inizia la Quaresima, ci chiediamo: come viverla in questo Anno della fede?
Trovo una risposta nelle parole dell'apostolo Pietro: "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo" (1 Pt 1,6-7).
L'esperienza della fede in Gesù Cristo ricolma di gioia la mente e il cuore dell'uomo. Non è, però, una gioia a buon mercato perché la fede va purificata come l'oro, per risplendere in tutta la sua luce ed essere la gloria e l'onore del credente quando si troverà davanti a Gesù nell'incontro finale con lui.
 
Nella Lettera apostolica Porta fidei Benedetto XVI invita tutti i cristiani a vivere l'Anno della fede come occasione di conversione e di purificazione. Denuncia il grave pericolo che essi pensino "alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato" (n. 2). Se si adagiano in questa falsa sicurezza diventeranno "sale insipido e luce nascosta" invece di essere testimoni credibili per tante persone che sentono "di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva" (n. 3). "L'Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" ( n.6).
 
Facendo eco alle parole del Santo Padre, nella Lettera pastorale Ho creduto, perciò ho parlato, scrivevo: "possiamo fare qualcosa per le persone che abbandonano la fede sole se, prima di tutto, ripartiamo da noi stessi, dall'umile coscienza di aver bisogno di conversione, dal desiderio di vincere la tiepidezza spirituale con un amore vero per nostro Signore Gesù" (n. 12).
 
Questa Quaresima 2013 può essere un tempo favorevole per purificare la nostra fede dalle incrostazioni dell'abitudine e della superficialità.
Nel tempo quaresimale, la Chiesa torna a proporci tre impegni precisi: la preghiera. il digiuno, l'elemosina. Se li prendiamo sul serio, essi possono essere come il fuoco del crogiuolo che purifica la nostra fede.
 
1. La preghiera
Durante la sua agonia nell'orto degli ulivi, Gesù torna per tre volte a svegliare Pietro, Giacomo e Giovanni, invitandoli: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41).
Preferivano dormire piuttosto che stare vicino a Gesù, partecipando alla sua preghiera nella quale egli offriva tutto se stesso a Dio Padre, pronto a bere il calice della sua passione. Il sonno che li prendeva era segno della loro poca fede che sarebbe stata tenuta sveglia dalla preghiera.
Quante volte anche noi facciamo esperienza dello stesso sonno dei tre apostoli! Quando ci viene il pensiero di pregare, veniamo assaliti da una specie di pigrizia che ci impedisce di dedicare anche solo qualche minuto alla preghiera.
Magari ci giustifichiamo con la scusa che non abbiamo tempo. La scusa, però, non regge perché chi non può trovare in 24 ore almeno qualche minuto per il raccoglimento e la preghiera?
La verità è più seria e profonda. Quella strana svogliatezza interiore che ci impedisce di pregare è segno della nostra poca fede e della mancanza di un desiderio forte di stare alla presenza del Signore per ascoltarlo.
Per questo Gesù dice ai tre apostoli: "Vegliate e pregate .. scuotetevi dalla vostra pigrizia e state in ginocchio accanto a me partecipando alla mia preghiera".
La preghiera è esperienza impegnativa perché rinnova e purifica la fede; distacca per qualche minuto da se stessi e dal ritmo degli impegni per stare in silenzio e aprire mente e cuore al Signore.
Chi, però, ha la forza di "vegliare e pregare" trova una profonda serenità del cuore; prova quella gioia intensa che Pietro prometteva ai suoi cristiani.
 
2. Il digiuno
Nel Deuteronomio leggiamo questo lamento di Dio: "Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani" (32,21).
Gli antagonisti di Dio sono gli idoli perché conquistano il cuore dell'uomo trascinandolo ad inginocchiarsi davanti a loro e non davanti all'unico vero Dio. L'idolatria distrugge la fede e rovina la dignità dell'uomo che si riduce a pregare opere delle sue mani o creature inferiori a lui.
Questa tentazione ha accompagnato gli uomini di ogni epoca ed è ancora in mezzo a noi perché il consumismo è, di fatto, una grande idolatria che promette gioia piena nel possedere e consumare.
Per liberarsi dall'idolatria c'è una sola strada: purificare il cuore dall'attrattiva insaziabile di possedere e consumare. Il digiuno è l'esercizio, anche doloroso, che stacca dalla dipendenza delle cose materiali e ridona al cuore la libertà di mettere Dio al primo posto.
Il digiuno purifica la fede perché, rinunciando a delle cose che ci attirano, creiamo nel cuore come un vuoto da riempire con la presenza di Dio cercata nella preghiera.
Si può far digiuno non solo con la gola ma anche con gli occhi staccandoli da immagini vuote, con gli orecchi trovando spazi di totale silenzio, con il corpo rinunciando a soddisfare i nostri istinti.
Proviamo, in questa Quaresima, ad impegnarci in alcune forme di digiuno da ciò che maggiormente ci attira. Riempiamo di preghiera il vuoto creato dal digiuno e purificheremo la nostra fede.
 
3. L'elemosina
Il digiuno è completo quando si trasforma in elemosina che generosamente dona ciò di cui ci siamo privati a chi ha bisogno.
Scrive il Papa: "La fede che si rende operosa per mezzo della carità" diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo" (Porta fidei, n. 6). Egli riprende l'apostolo Giacomo che afferma: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa ... Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore" (2,17-20).
Le opera di carità rivelano l'autenticità della fede e danno calore alla fede. Credere in Gesù, infatti, non significa, solo, dichiarare che Lui è vissuto, morto e risorto, ma farsi riscaldare dal suo amore che riempie il nostro cuore stretto e povero.
La fede è amore come dichiara il comandamento che riassume tutta la Legge e i Profeti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37-39).
Nell'elemosina generosa noi trasmettiamo una piccola goccia di quell'amore di Gesù che è entrato nel nostro cuore grazie alla fede in Lui. E quella piccola goccia donata riempie di nuova fede il nostro cuore.
Siano tanti i gesti di elemosina in questo tempo di Quaresima che ci fa vivere vicino a persone e famiglie provate dalla crisi fino al punto da faticare a trovare anche i mezzi di sussistenza.
Concludo, suggerendo una piccola preghiera che possiamo ripetere spesso e silenziosamente durante il giorno. E' l'invocazione del padre che portò il figlioletto a Gesù perché lo guarisse: "Credo, Signore; aiutami nella mia incredulità" (Mc 9,24).

giovedì 7 febbraio 2013

Ma sulla tua parola getterò le reti



 

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


PRIMA LETTURA (Is 6,1-2.3-8)
Eccomi, manda me!


Dal libro del profeta Isaìa

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria
».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 137)
Rit: Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.


Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

SECONDA LETTURA (1Cor 15,1-11)
Così predichiamo e così avete creduto.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive
ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Parola di Dio.

Canto al Vangelo (Mt 4,19)
Alleluia, alleluia.
Venite dietro a me, dice il Signore,
vi farò pescatori di uomini.
Alleluia.

VANGELO (Lc 5,1-11)
Lasciarono tutto e lo seguirono.


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, rivolgiamo la comune preghiera a Dio, nostro Padre, perché ci renda veri discepoli e testimoni di Cristo. La nostra vita sia sempre in sintonia con ciò che le nostre labbra invocano dal Signore.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Esaudisci, Signore, la nostra preghiera!

1.       Padre santo, fonte di ogni santità, la Chiesa, operando per la giustizia e la pace, sia testimone autentica del Cristo morto e risorto e sappia rendere ancora affascinante il messaggio evangelico. Preghiamo.

2.       Anche noi, come il profeta Isaia, ci sentiamo appartenenti a un’umanità dalle labbra e dalle azioni impure. Fa’, o Signore, che in ogni parte del mondo cessino le violenze, le ingiustizie e la povertà. Preghiamo.

3.       Come Pietro e gli apostoli hanno lasciato tutto per seguirti, concedi, o Signore, a chi è chiamato a una vocazione di speciale consacrazione, di saper mettere la vita nelle tue mani piene di tenerezza e provvidenza. Preghiamo.

4.       I giovani che sperimentano la fatica del vivere e l’insuccesso, la solitudine e la lontananza da te possano incontrare fratelli con il cuore e la mente capaci di far conoscere loro il volto di Cristo, unico Salvatore dell’uomo. Preghiamo.

5.       A quanti sono lontani dalla nostra assemblea liturgica ed avvertono la grandezza del loro peccato, dona la comunione con te e con i fratelli, insieme all’umiltà di acconsentire alla tua grazia purificatrice. Preghiamo.

6.       Come la folla faceva ressa attorno a Gesù per ascoltare la sua parola, dona alla nostra Comunità parrocchiale e a ciascuno di noi di saper fare spazio alla tua Parola. Preghiamo.

C – O Dio nostro Padre, ascolta la nostra preghiera e donaci la forza del tuo Spirito perché ci sostenga nelle fatiche della nostra missione e ci renda capaci di essere, tra i fratelli, testimoni del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.   

T - Amen.

 

 

mercoledì 30 gennaio 2013

Non è costui il figlio di Giuseppe?


Pellegrini nella sinagoga a Nazaret
    IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)



PRIMA LETTURA (Ger 1,4-5.17-19)
Ti ho stabilito profeta delle nazioni.


Dal libro del profeta Geremìa

Nei giorni del re Giosìa, mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 70)
Rit: La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.


In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

SECONDA LETTURA (1Cor 12,31-13,13)
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine
. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

Parola di Dio.

Canto al Vangelo (Lc 4,18)
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

VANGELO (Lc 4,21-30)
Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, Gesù è colui nel quale si compiono le promesse di salvezza. Egli continua a rivelare a noi, nelle nostre quotidiane contraddizioni, il disegno d’amore del Padre, perché non ci perdiamo d’animo e possiamo essere sempre profeti di speranza. Rivolgiamoci dunque a lui con fede.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Gesù Signore, esaudisci la nostra supplica.

1.      Per i Pastori della Chiesa e tutti i ministri del Vangelo, perché si riscoprano “profeti di salvezza”, non si scoraggino dinanzi al rifiuto e dispensino a larghe mani la carità, preghiamo.

2.      Per coloro che ci governano, perché riconoscano e promuovano la vita come dono inalienabile, adoperandosi per la dignità ed i diritti di ogni essere umano dal nascere fino al morire, preghiamo.

3.      Per tutti i cristiani, perché alla luce della Parola, sappiano riconoscere che la persecuzione ed il rifiuto sono insiti in chi vive la fedeltà al Vangelo e con l’esercizio della carità si sentano già inseriti nella gloria della Risurrezione, preghiamo.

4.      Per la nostra nazione, che celebra oggi la 35ª Giornata per la Vita, perché in questo tempo di crisi economica non venga meno la crisi dei valori che edificano, rispettano e salvaguardano il dono della vita, preghiamo.

5.      Per i giovani, affinché non ripongano la loro fiducia nei surrogati offerti in abbondanza dal mondo e dalle sue mode, ma trovino senso autentico alla loro vita in Gesù, preghiamo.

6.      Per tutti noi, perché sappiamo superare divisioni e conflitti di ogni genere esercitando l’insegnamento della carità, l’unico che può donare un senso alla nostra vita, preghiamo.

C – O Cristo Signore, che hai offerto la tua vita per gli uomini e hai dato a noi la possibilità di essere liberati dai peccati, aiutaci a riconoscere il nostro bisogno di salvezza, apri i nostri cuori all’amore del Padre e rendici capaci di essere profeti del tuo amore nel mondo. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.   T - Amen.