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domenica 2 dicembre 2012

Maria,sorella e modello della fede

"Seguire l'esempio di Maria" versione testuale




















Messaggio dell'Arcivescovo per il tempo dell'Avvento


Care sorelle e fratelli,
abbiamo iniziato dall’11 ottobre l’Anno della fede, in comunione con il Santo Padre che lo ha voluto e con tanti cristiani cattolici diffusi in tutti i continenti. Sento che in molte parrocchie e foranie sono state programmate iniziative particolari per aiutare le persone a rivivere la gioia di aver ricevuto il dono della fede e a riscoprire gli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Con questo messaggio, che vi scrivo all’inizio del tempo dell’Avvento, desidero incoraggiare tutti a prepararsi con fede profonda al S. Natale di quest’anno. Le celebrazioni e gli incontri di spiritualità, che tradizionalmente facciamo, siano preparati con particolare cura perché quanti vi partecipano siano toccati nel cuore e, in ginocchio come i pastori e i Magi, confessino la loro fede davanti a Gesù, l’Emanuele, il «Dio-con-noi».
«Sorella e modello nella fede»
Per vivere il cammino spirituale attraverso le settimane di Avvento fino al Natale, la Chiesa ci affida alla guida di Maria che ci conduce con certezza ad incontrare Gesù. Invito a rivolgere, in questo Anno della fede, lo sguardo sulla Madre del Signore e Madre nostra perché, come ho indicato a conclusione della mia Lettera pastorale «Ho creduto, perciò ho parlato», ella è «sorella e modello della fede». Illuminata dalla fede, Maria è stata capace di obbedire alla volontà misteriosa e imprevedibile di Dio e di donare tutta se stessa dal giorno dell’annunciazione fin all’assunzione in cielo in anima e corpo, dopo la sua morte fisica.
Nei Vangeli possiamo riconoscere i passi della fede che Maria ha compiuto. Essi ci sono di esempio per proseguire il nostro cammino che, giorno dopo giorno, ci porterà verso l’incontro finale con il Signore Gesù al cui fianco troveremo Maria, come mostra l’immortale affresco del Giudizio universale di Michelangelo. Il tempo liturgico dell’Avvento e del S. Natale propone alla nostra meditazione alcuni dei più importanti passi della fede di Maria, ricordati anche da Benedetto XVI ricorda nella Lettera apostolica «Porta fidei», con cui ha indetto l’Anno della fede (n. 13). Li richiamo con le parole stesse del Santo Padre, aggiungendo qualche breve riflessione spirituale per incoraggiare tutti a rivolgerci alla Vergine e Madre con l’invocazione: «O Madre, insegna anche a noi la tua fede».
L’annunciazione
«Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione» (Lc 1,38). Maria ricevette la visita dell’Arcangelo Gabriele in giovanissima età, forse a 14-15 anni. La sua fede, però, era già matura. Il messaggero divino si trovò davanti una ragazza «povera di spirito», spoglia di ogni progetto e presunzione personale, pronta a far spazio a Dio e alla sua volontà. La fede di Maria è ascolto della Parola del suo Signore dalla quale riceve il senso della propria vita, la vocazione per la quale era stata creata.
La fede, per Maria, è, poi, obbedienza senza riserve e senza condizioni: «Sono la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola». Come il patriarca Abramo, ella è pronta a partire per una strada sconosciuta, in obbedienza alla promessa di Dio. La promessa che ha ricevuto da Dio ha un nome: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Maria ormai vivrà di fede, di fede in Gesù che seguirà fino alla croce e alla risurrezione, Assunta con Lui in cielo.
La visita ad Elisabetta
«Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui» (cfr Lc 1,46-55). L’arcangelo Gabriele aveva indicato a Maria un segno della potenza misericordiosa di Dio: «Elisabetta, tua cognata, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile. Nulla è impossibile a Dio». Spinta dalla fede, Maria parte in fretta per andare a contemplare la salvezza di Dio che era entrata nella vita di Elisabetta. Quando giunge, è salutata dalla cugina con uno straordinario elogio: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Colei che crede è «beata»; conosce, cioè, la vera gioia a cui il cuore di ogni uomo nel suo profondo aspira e che trova solo nella comunione con il suo Dio e la sua provvidente Volontà. Il dono della fede è «beatitudine» che riempie il cuore. La gioia di Maria si trasforma il preghiera. Davanti ad Elisabetta intona la sua preghiera che continua a risuonare nella Chiesa: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». La vera fede si esprime nella preghiera di lode e ringraziamento.
Il Natale del Signore
«Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio, mantenendo intatta la verginità» (cfr Lc 2,6-7). Come ogni mamma, anche Maria partorì con intensa gioia il suo primogenito, Gesù. Ma a differenza di ogni mamma lo partorì nella fede perché in quel neonato, bisognoso di lei in tutto, Maria era chiamata a riconoscere il suo Signore, l’Inviato di Dio a salvare tutti gli uomini. La fede le chiedeva l’umiltà di inginocchiarsi davanti al suo piccolo che con amore accudiva.
La fede è umiltà. Maria la sperimentò quando ebbe tra le braccia il bambino Gesù. Noi possiamo vivere la stessa fede e umiltà di Maria ogni volta che accogliamo Gesù nell’Eucaristia. L’Eucaristia è veramente il «Mistero della fede» a cui accostarci in ginocchio e con tutta l’umiltà di cui siamo capaci.
La fuga in Egitto
«Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode» (cfr Mt 2,13-15). L’ombra della croce avvolse Gesù appena nato e lo accompagnò lungo tutta la sua vita, fino alla passione e morte sul Golgota. Nella croce del Figlio si trovò coinvolta anche Maria perché la persecuzione contro di lui cominciò subito, con Erode che voleva ucciderlo a tutti i costi; anche a prezzo della strage degli Innocenti.
Per seguire il destino del Figlio, Maria conobbe, assieme a Giuseppe, l’esilio in Egitto con tutte le angosce, le insicurezze e le ristrettezze che questo comportava. Imparò che la fede è croce perché porta a seguire Gesù che invitò i suoi discepoli a seguirlo lasciando tutto e prendendo la propria croce.
Con Maria verso Gesù
Questi brevi cenni sulla fede di Maria, che vi consegno commentando le parole del Papa, ci mostrano che Ella è veramente «sorella e modello nella fede».
La devozione a Maria continua ad essere molto viva nel nostro popolo friulano. Lo testimoniano la frequenza ai santuari mariani della diocesi e i tanti pellegrinaggi nei luoghi in cui ella ha manifestato e manifesta in forma straordinaria la sua materna presenza.
È una devozione popolare che tocca il cuore di persone e famiglie, che attira a Maria cristiani che praticano regolarmente e altri che si sono allontanati dalla fede e da una condotta di vita coerente con il Vangelo. Spesso ricevo testimonianza di persone che in pellegrinaggio in un santuario mariano si sono convertite, hanno ritrovato la preghiera, sono tornate a confessare i loro peccati e a riconciliarsi con Gesù nel sacramento della confessione, hanno scoperto la gioia di partecipare alla S. Messa. Maria, con dolcezza materna, continua a condurre i cuori a Gesù. Come ai pastori e ai magi, lo offre a quanti si inginocchiano davanti a lei e al suo e nostro Signore.
Guardiamo a lei in questo tempo dell’Avvento e del S. Natale e preghiamola: «O Maria, insegna anche a noi la tua fede».
+ Andrea Bruno Mazzocato
Udine, 2 dicembre 2012
Prima domenica di Avvento


mercoledì 23 maggio 2012

Da leggere:Dei Verbum




PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE
DEI VERBUM
18 novembre 1965




PROEMIO

1. In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3). Perciò seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l'annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami (1) .
Natura e oggetto della Rivelazione

2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione (2).

Preparazione della Rivelazione evangelica

3. Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cfr. Rm 1,19-20); inoltre, volendo aprire la via di una salvezza superiore, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò alla speranza della salvezza (cfr. Gn 3,15), ed ebbe assidua cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rm 2,6-7). A suo tempo chiamò Abramo, per fare di lui un gran popolo (cfr. Gn 12,2); dopo i patriarchi ammaestrò questo popolo per mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscesse come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i secoli la via all'Evangelo.

Cristo completa la Rivelazione


4. Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini » (3), « parla le parole di Dio » (Gv 3,34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L'economia cristiana dunque, in quanto è l'Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun'altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).