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Parola di Dio, Bibbia e Vangelo con commenti, Brani da documenti della Chiesa Cattolica.
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sabato 18 ottobre 2014
Messaggio del Sinodo
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lunedì 6 ottobre 2014
Discorso ai Padri Sinodali
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Veni creator : apertura del Sinodo
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domenica 5 ottobre 2014
Dal Vaticano la veglia di preghiera per il Sinodo
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mercoledì 25 giugno 2014
Udienza: il cristiano isolato non esiste
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domenica 27 aprile 2014
Due Papi, due Santi
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domenica 29 dicembre 2013
Carattere sacro ed inviolabile della famiglie
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lunedì 23 dicembre 2013
Angelus di domenica 22 dicembre 2013
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domenica 27 ottobre 2013
Famiglie giunte da tutto il mondo per l'Anno della Fede
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La Famiglia è una comunità
“La famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma. Come ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, la famiglia non è la somma delle persone che la costituiscono, ma una «comunità di persone» (cfr nn. 17-18). E una comunità è di più che la somma delle persone. E’ il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. E’ fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia.”
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Sala Clementina Venerdì, 25 ottobre 2013
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Sala Clementina Venerdì, 25 ottobre 2013
martedì 13 agosto 2013
Radiovaticana: Angelus di domenica 11 agosto 2013
◊ Cristiani e musulmani si impegnino per il
reciproco rispetto. E’ l’esortazione di Papa Francesco all’Angelus,
stamani in Piazza San Pietro, gremita di fedeli nonostante il caldo. Il
Pontefice ha sottolineato che l’amore di Dio è il “vero tesoro
dell’uomo” che tiene unita la famiglia, dà senso alla vita e ci aiuta ad
affrontare le prove. Quindi, non ha mancato di ricordare la memoria di
Santa Chiara d’Assisi, “che lasciò tutto per consacrarsi a Cristo nella
povertà”. Il servizio di Alessandro Gisotti:
E’ l’amore di Dio il vero tesoro dell’uomo. All’Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco parla dell’amore di Dio che dà senso alla nostra vita. E rivolge un pensiero speciale ai musulmani del mondo intero, che chiama “nostri fratelli”, in occasione della fine del mese di Ramadan, dedicato al digiuno, alla preghiera e all’elemosina:
“Come ho scritto nel mio Messaggio per questa circostanza, auguro che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni”.
Prima del saluto ai musulmani di tutto il mondo, Papa Francesco si era soffermato sul Vangelo domenicale che ci mostra Gesù in cammino con i suoi discepoli verso Gerusalemme, “verso la sua Pasqua di morte e risurrezione”. In questo cammino, osserva il Papa, li educa “confidando loro quello che Lui stesso porta nel cuore, gli atteggiamenti profondi del suo animo”. Questo Vangelo, soggiunge, “vuole dirci che il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo”: incontrarsi con il Signore.
“Il cuore che desidera … Ma tutti noi abbiamo un desiderio! Povera gente quella che non ha desiderio! Il desiderio di andare avanti, verso l’orizzonte, e per noi cristiani questo orizzonte è l’incontro con Gesù, l’incontro proprio con Lui, che è la nostra vita, la nostra gioia, quello che ci fa felici”.
Il Papa ha, quindi, posto ai fedeli due domande: innanzitutto se abbiamo un “cuore desideroso”:
“Tu hai un cuore che desidera, o hai un cuore chiuso, un cuore addormentato, un cuore anestetizzato per le cose della vita? Il desiderio: andare avanti all’incontro con Gesù. E, la seconda domanda: dov’è il tuo tesoro, quello che tu desideri? - Perché Gesù ci ha detto: ‘Dov’è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore’ - e io domando: 'Dov’è il tuo tesoro? Qual è per te la realtà più importante, più preziosa, la realtà che attrae il mio cuore come una calamita?”.
Cosa attrae il nostro cuore, ha domandato ancora il Papa: “Posso dire che è l’amore di Dio? Che è la voglia di fare il bene agli altri? Di vivere per il Signore e per i nostri fratelli?”:
"Ma qualcuno può dirmi: Padre, ma io sono uno che lavora, che ha famiglia, per me la realtà più importante è mandare avanti la mia famiglia, il lavoro… Certo, è vero, è importante. Ma qual è la forza che tiene unita la famiglia? E’ proprio l’amore, e chi semina l’amore nel nostro cuore è Dio, l’amore di Dio: è proprio l’amore di Dio che dà senso ai piccoli impegni quotidiani e anche aiuta ad affrontare le grandi prove. Questo è il vero tesoro dell’uomo. Andare avanti nella vita con amore, con quell’amore che il Signore ha seminato nel cuore, con l’amore di Dio. E questo è il vero tesoro".
L’amore di Dio, ha poi sottolineato, “non è qualcosa di vago, un sentimento generico; l’amore di Dio ha un nome e un volto: Gesù Cristo”:
“L’amore di Dio si manifesta in Gesù. Perché noi non possiamo amare l’aria … Amiamo l’aria? amiamo il tutto? No, non si può! Amiamo persone, e la persona che noi amiamo è Gesù, il dono del Padre fra noi. E’ un amore che dà valore e bellezza a tutto il resto; un amore che da forza alla famiglia, al lavoro, allo studio, all’amicizia, all’arte, ad ogni attività umana”.
E’ un amore, ha aggiunto, che “dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette, questo amore, di andare oltre queste esperienze", "di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza”.
“Ecco, l’amore di Dio in Gesù sempre ci apre alla speranza, a quell’orizzonte di speranza, all’orizzonte finale del nostro pellegrinaggio. Così anche le fatiche e le cadute trovano un senso. Anche i nostri peccati trovano un senso nell’amore di Dio, perché questo amore di Dio in Gesù Cristo ci perdona sempre, ci ama tanto che ci perdona sempre”.
Il Papa non ha, poi, mancato di ricordare la memoria di Santa Chiara che, ha rammentato, sulle orme di San Francesco d’Assisi “lasciò tutto per consacrarsi a Cristo nella povertà”:
“Santa Chiara ci dà una testimonianza molto bella di questo Vangelo di oggi: ci aiuti lei, insieme con la Vergine Maria, a viverlo anche noi, ciascuno secondo la propria vocazione”.
Infine, un pensiero alla Solennità dell’Assunta, il prossimo giovedì. “Pensiamo a nostra Madre che è arrivata in Cielo con Gesù – ha detto – e quel giorno facciamo festa per Lei”.
E’ l’amore di Dio il vero tesoro dell’uomo. All’Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco parla dell’amore di Dio che dà senso alla nostra vita. E rivolge un pensiero speciale ai musulmani del mondo intero, che chiama “nostri fratelli”, in occasione della fine del mese di Ramadan, dedicato al digiuno, alla preghiera e all’elemosina:
“Come ho scritto nel mio Messaggio per questa circostanza, auguro che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni”.
Prima del saluto ai musulmani di tutto il mondo, Papa Francesco si era soffermato sul Vangelo domenicale che ci mostra Gesù in cammino con i suoi discepoli verso Gerusalemme, “verso la sua Pasqua di morte e risurrezione”. In questo cammino, osserva il Papa, li educa “confidando loro quello che Lui stesso porta nel cuore, gli atteggiamenti profondi del suo animo”. Questo Vangelo, soggiunge, “vuole dirci che il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo”: incontrarsi con il Signore.
“Il cuore che desidera … Ma tutti noi abbiamo un desiderio! Povera gente quella che non ha desiderio! Il desiderio di andare avanti, verso l’orizzonte, e per noi cristiani questo orizzonte è l’incontro con Gesù, l’incontro proprio con Lui, che è la nostra vita, la nostra gioia, quello che ci fa felici”.
Il Papa ha, quindi, posto ai fedeli due domande: innanzitutto se abbiamo un “cuore desideroso”:
“Tu hai un cuore che desidera, o hai un cuore chiuso, un cuore addormentato, un cuore anestetizzato per le cose della vita? Il desiderio: andare avanti all’incontro con Gesù. E, la seconda domanda: dov’è il tuo tesoro, quello che tu desideri? - Perché Gesù ci ha detto: ‘Dov’è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore’ - e io domando: 'Dov’è il tuo tesoro? Qual è per te la realtà più importante, più preziosa, la realtà che attrae il mio cuore come una calamita?”.
Cosa attrae il nostro cuore, ha domandato ancora il Papa: “Posso dire che è l’amore di Dio? Che è la voglia di fare il bene agli altri? Di vivere per il Signore e per i nostri fratelli?”:
"Ma qualcuno può dirmi: Padre, ma io sono uno che lavora, che ha famiglia, per me la realtà più importante è mandare avanti la mia famiglia, il lavoro… Certo, è vero, è importante. Ma qual è la forza che tiene unita la famiglia? E’ proprio l’amore, e chi semina l’amore nel nostro cuore è Dio, l’amore di Dio: è proprio l’amore di Dio che dà senso ai piccoli impegni quotidiani e anche aiuta ad affrontare le grandi prove. Questo è il vero tesoro dell’uomo. Andare avanti nella vita con amore, con quell’amore che il Signore ha seminato nel cuore, con l’amore di Dio. E questo è il vero tesoro".
L’amore di Dio, ha poi sottolineato, “non è qualcosa di vago, un sentimento generico; l’amore di Dio ha un nome e un volto: Gesù Cristo”:
“L’amore di Dio si manifesta in Gesù. Perché noi non possiamo amare l’aria … Amiamo l’aria? amiamo il tutto? No, non si può! Amiamo persone, e la persona che noi amiamo è Gesù, il dono del Padre fra noi. E’ un amore che dà valore e bellezza a tutto il resto; un amore che da forza alla famiglia, al lavoro, allo studio, all’amicizia, all’arte, ad ogni attività umana”.
E’ un amore, ha aggiunto, che “dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette, questo amore, di andare oltre queste esperienze", "di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza”.
“Ecco, l’amore di Dio in Gesù sempre ci apre alla speranza, a quell’orizzonte di speranza, all’orizzonte finale del nostro pellegrinaggio. Così anche le fatiche e le cadute trovano un senso. Anche i nostri peccati trovano un senso nell’amore di Dio, perché questo amore di Dio in Gesù Cristo ci perdona sempre, ci ama tanto che ci perdona sempre”.
Il Papa non ha, poi, mancato di ricordare la memoria di Santa Chiara che, ha rammentato, sulle orme di San Francesco d’Assisi “lasciò tutto per consacrarsi a Cristo nella povertà”:
“Santa Chiara ci dà una testimonianza molto bella di questo Vangelo di oggi: ci aiuti lei, insieme con la Vergine Maria, a viverlo anche noi, ciascuno secondo la propria vocazione”.
Infine, un pensiero alla Solennità dell’Assunta, il prossimo giovedì. “Pensiamo a nostra Madre che è arrivata in Cielo con Gesù – ha detto – e quel giorno facciamo festa per Lei”.
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domenica 4 agosto 2013
Omelia dell'Arcivescovo per il 60° dell'istituzione dell'Ente Friuli nel Mondo
Cattedrale di Udine, 4 agosto 2013
Celebro con gioia questa S. Messa nella nostra Cattedrale ricordando il 60° anniversario dell’istituzione dell’Ente Friuli nel Mondo. Abbraccio nella preghiera tutti i friulani soci di questa benemerita istituzione, sia i viventi che i defunti.
Ringrazio il presidente e i suoi collaboratori per aver voluto mettere al centro delle iniziative, promosse per questo prestigioso anniversario, la S. Messa nel giorno del Signore e in Cattedrale che è il simbolo della nostra grande tradizione cristiana germogliata ad Aquileia.
Questa scelta è in perfetta sintonia con i principi ispiratori che hanno dato vita ad Ente Friuli nel Mondo. 60 anni fa, nell’immediato dopoguerra, in Friuli l’emigrazione divenne un movimento di massicce proporzioni e la terra madre friulana sentì il dovere di accompagnare i propri figli che, spinti dal bisogno, affrontavano spesso l’ignoto.
Cercò di accompagnarli con iniziative concrete di tutela della vita, del lavoro, dei legami con i propri cari rimasti in Friuli. Presto, però, si intuì che gli emigranti dovevano essere aiutati anche a conservare la fede, la cultura e i valori che avevano ricevuti in famiglia, in parrocchia, nel paese. In essi, infatti, potevano trovare forza e speranza dentro le situazioni di precarietà in cui si trovavano a vivere e a lavorare.
Anche per questi nobili scopi spirituali, morali e culturali si costituì Ente Friuli nel Mondo. Ad esso si mostrò attenta e pronta a collaborare la Chiesa diocesana e i vescovi si distinsero il questa attenzione agli emigranti e nel sostengo al nuovo Ente che nasceva. Credo vada, doverosamente, ricordato mons. Nogara negli ultimi anni del suo episcopato e poi mons. Zaffonato, seguito da mons. Battisti e da mons. Brollo.
D’altra parte, l’attenzione pastorale agli emigranti era già viva nella nostra Arcidiocesi. Ricordo solo che al tempo di mons. Nogara c’erano una cinquantina di sacerdoti che si erano resi disponibili a seguire gli emigranti in Europa. In un tempo in cui erano numerosi i sacerdoti, alcuni si rendevano spontaneamente disponibili a seguire le sorelle e i fratelli che dovevano abbandonare il paese e la terra natale per cercare fortuna in nazioni lontane. Questa è una pagina di storia che fa onore ai sacerdoti di Udine che, con l’animo dei buoni pastori, seguivano le pecore che andavano altrove.
Questa disponibilità a farsi missionari tra gli emigranti si estese ad orizzonti più vasti. Pensiamo ai nostri sacerdoti che accompagnarono gli emigranti in Argentina agli inizi degli anni ’70 per tenere vive tra loro le radici di fede e di vita cristiana alle quali erano stati educati fin da piccoli. Nacque così, ad esempio il Santuario di Castelmonte che tuttora è animato da un nostro sacerdote.
Mi sono permesso di fare questi sintetico ricordo dell’attività missionaria di tanti nostri sacerdoti tra gli emigranti – friulani e non solo – per non dimenticare quanto la Chiesa friulana ha avuto a cuore i suoi figli che partivano per paesi lontano e ad essi ha inviato pastori per animarli e sostenerli nella fede e nei valori imparati da piccoli.
In questo suo impegno ha sempre stata vicina ai “Fogolars furlans” e alle “Fameis furlanis” e ha collaborato con l’Ente Friuli nel Mondo che si proponeva di coordinare queste benemerite associazioni.
Ora i tempi sono molto cambiati. Grazie alle veloci forme di comunicazione il mondo è diventato più piccolo per cui è diversa la condizione dei friulani che vanno all’estero per motivi di lavoro o di studio.
Siamo poi, da qualche decennio, dentro un nuovo fenomeno: il Friuli, come altre regioni italiane, è diventato terra di immigrazione. Devo dire che la nostra gente e le nostre comunità si stanno rivelando capaci di accoglienza disponibile e generosa. Contribuisce a ciò, anche, il ricordo dell’esperienza di emigranti vissuta in prima persona o sentita raccontare dai propri nonni e genitori.
Tanti, però, sono i passi che siamo chiamati a fare per raggiungere una vera integrazione tra diverse culture e religioni e non solo un buon vicinato.
Non è finito, quindi, il tempo dei migranti e non finirà mai perché sempre si sono spostati e si sposteranno gli uomini e le popolazioni. E incontrandosi possono arricchirsi reciprocamente non solo scambiandosi i beni materiali ma anche i valori che custodiscono nell’anima. A questi valori ci ha richiamato Gesù nel Vangelo parlando di un uomo che aveva accumulato una fortuna economica ma non si era arricchito davanti a Dio nella sua anima.
Ente Friuli nel Mondo era nato anche per mantenere vivi nei friulani emigranti i valori dell’anima: la fede, la cultura e la lingua, la famiglia, i principi morali.
Questo resta un compito di assoluta attualità sul quale tutti dobbiamo confrontarci: Chiesa, istituzioni politiche, associazioni varie. Non fanno parte del bene comune solo il benessere economico o la salute, pur importantissimi. Abbiamo visto nello straordinario appuntamento delle Giornata Mondiale della Gioventù, con Papa Francesco, quanto per i giovani siano un bene comune i valori spirituali. Su di essi possiamo capirci tutti pure nella differenza di razze e di culture.
Judìnsi a tignîju vîfs e, in chest, la Glesie furlane e vûl jessi, tant che pal passât, in primi linie e vierte al dialic cun ducj. Jê e manten la grande tradizion cristiane di Aquilee, che e je vive e atuâl ancje pe nestre gjenerazion.
(Aiutiamoci a tenerli vivi e, in questo, la Chiesa friulana vuol essere, come in passato, in prima linea e aperta al dialogo con tutti. Essa custodisce la grande tradizione cristiana di Aquileia che è viva e attuale anche per la nostra generazione).
mons. Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine
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giovedì 20 settembre 2012
Comastri: la vita cristiana
«La vita cristiana non è un "vestito
domenicale" o "una poltrona su cui sedersi mezz'ora la settimana": la
vita cristiana è un cammino quotidiano di conversione, è un cammino che
dà luce alla propria vita e alla vita della famiglia, è un cammino che
appassiona e dà vera libertà al cuore».
(card. Angelo Comastri Roma)
(card. Angelo Comastri Roma)
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