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Parola di Dio, Bibbia e Vangelo con commenti, Brani da documenti della Chiesa Cattolica.
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martedì 15 marzo 2016
Pellegrinaggio Quaresimale alla Flagellazione
martedì 24 febbraio 2015
Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)
PRIMA LETTURA (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)
Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Parola di Dio
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
Rit: Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.
SECONDA LETTURA (Rm 8,31-34)
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Parola di Dio
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Mc 9,2-10)
Questi è il Figlio mio, l’amato.
Questi è il Figlio mio, l’amato.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore
PREGHIERA DEI FEDELI
C – Affidiamo a Colui che sali sul monte a pregare, la supplica di tutta
la Chiesa. Il Padre prenda le miserie e le aspirazioni dell’uomo, le trasfiguri
in segni della sua gloria e doni ad ogni credente la forza di credere che la
morte può trasformarsi in vita.
L - Preghiamo
insieme e diciamo:
Mostraci la tua gloria,
Signore!
- Padre
santo, che hai dato il tuo unico Figlio alla morte per la nostra salvezza,
guida con amore i passi della tua Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno e
fa’ che, salda nella fede, essa possa giungere a contemplare eternamente
la tua gloria. Preghiamo.
- Padre
santo, che chiami l’uomo a partecipare all’opera della creazione, benedici
tutti coloro che col proprio impegno edificano la comunità in cui viviamo
e concedi loro la giusta ricompensa per la fatica del lavoro quotidiano.
Preghiamo.
- Padre
santo, che non ti stanchi di invitarci ad ascoltare il tuo Figlio amato,
fa’ che i tuoi figli, obbedienti alla tua Parola di salvezza, testimonino
al mondo Gesù Cristo, sublime annunciatore del tuo amore misericordioso.
Preghiamo.
- Padre
santo, che hai plasmato in Abramo un modello esemplare di obbedienza della
fede, soccorri coloro che si dibattono nella notte della prova e della
tentazione, così che possano servirsi della grazia della tua benedizione.
Preghiamo.
- Padre santo,
che hai voluto mostrare la beatitudine eterna che ci attende nel tuo regno
attraverso la trasfigurazione del tuo Figlio Unigenito, concedici di saper
sempre considerare le realtà terrene nella prospettiva dell’eternità.
Preghiamo.
C – Signore Dio,
eccoci alla tua presenza mentre stiamo per partecipare al Banchetto della vita
nuova: nella nostra salita verso Gerusalemme fa’ che camminiamo con
perseveranza tenendo fisso lo sguardo su Gesù, l’autore della nostra fede,
sottoposto alla croce, ma risorto e vivente con te e lo Spirito Santo nei
secoli dei secoli. T - Amen.
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lunedì 17 marzo 2014
Angelus di domenica 16 marzo 2014
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giovedì 6 marzo 2014
Cambiare rotta nella vita
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mercoledì 6 marzo 2013
Ma bisognava far festa e rallegrarsi
| Pellegrini nel deserto tra Gerico e Gerusalemme |
IV DOMENICA DI QUARESIMA -LAETARE (ANNO C)
PRIMA LETTURA (Gs 5,9-12)
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.
Dal libro di Giosuè
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè:«Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala ecelebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
SECONDA LETTURA (2Cor 5,17-21)
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Lc 15,18)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti ipubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre:“Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbecompassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui ilvestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete ilvitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore
PREGHIERA DEI FEDELI
C – Carissimi fratelli e sorelle, sicuri dell’Amore di Dio, rivolgiamo al Padre della Misericordia le nostre intenzioni di preghiera, perché ascolti la voce dei Suoi figli, che riconoscono il loro peccato e si portano dentro la nostalgia di Lui, Fonte della Riconciliazione e della Grazia.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Donaci la tua misericordia, o Padre!
- Rendi le Comunità cristiane luoghi di incontro e di riconciliazione. Tutti i ministri del Vangelo annuncino e trasmettano il tuo perdono che trasforma e salva gli uomini. Preghiamo.
- Sostieni con la potenza del tuo Spirito i Padri Cardinali. Il nuovo successore di Pietro sia un Pastore santo, saggio e amorevole, che guida la Chiesa con autorevolezza in questo tempo di relativismo e di crisi della fede. Preghiamo.
- Trasforma la vita politica e sociale del nostro Paese, segnata da una profonda crisi morale e, quindi, sociale ed economica, perché le diversità non provochino conflitti insanabili e ci sia l’impegno ad intendere le ragioni degli altri e a trovare un’intesa ed una collaborazione per il bene comune. Preghiamo.
- Non permettere che siano l’odio e il desiderio di vendetta ad impossessarsi di tante giovani vite segnate dalla violenza, ferite dall’abbandono. Suscita cristiani generosi, disposti ad offrire loro un accompagnamento discreto e sereno, che li aiuti a superare i traumi del passato. Preghiamo.
- Apri i nostri occhi su uomini e donne che si trascinano un fardello pesante o che brancolano nel buio, disorientati. Desta operatori pronti ad offrire una fattiva collaborazione per affrontare i problemi con pazienza e lucidità. Preghiamo.
- Indica alle famiglie lacerate dall’incomprensione, dall’infedeltà, dal rancore, le strade della riconciliazione. Ispira gesti di perdono e parole di rispetto perché si cerchi di comporre le divisioni e le separazioni. Preghiamo.
C – O Padre, il mondo non può vivere senza il tuo perdono e la tua misericordia: ascolta le preghiere che ti abbiamo rivolto e concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per Cristo nostro Signore. T - Amen.
domenica 17 febbraio 2013
Unattimodipace.it: Non di solo pane vivrà l'uomo
Il frammento del giorno
Non di solo pane vivrà l'uomo (Lc 4)
Quando svolgevo il ministero in Brasile ho conosciuto una giovane donna, povera, con un lavoro
dipendente; era sempre allegra e canterellava.
Le feci avere una casa popolare da pagare con un mutuo. Dopo qualche tempo notai che era
preoccupata e non cantava. Le chiesi: "Come mai non sei allegra come prima?". "Padre Antonio - mi rispose - quella casa mi dà tante
preoccupazioni".
L'esperienza della vita mi ha fatto comprendere la verità delle parole di Gesù:
"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
"Non di solo pane" significa che il pane, i
beni necessari ad un vivere dignitoso sono richiesti, e difatti nel
"Padre nostro" invochiamo "Dacci oggi il nostro pane quotidiano".
Tuttavia il pane materiale non basta per saziare la nostra fame più
profonda: di amore, di speranza, di fiducia, di giustizia, di pace. La tentazione e la pressione sociale spesso ci illudono. In
verità, il primo pane di cui abbiamo bisogno è di accogliere Dio nel nostro cuore, il suo amore, la sua parola che è luce che
illumina, risana, conforta.
Per questo Gesù, dopo aver sfamato una moltitudine, disse: "Datevi da fare non per il
cibo che non dura ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà" (Gv6,27).
Rientriamo in noi stessi, chiediamo a Dio di saper vedere i
nostri desideri più profondi e di accogliere il messaggio che la sua Parola ci dona per trovare la pace del cuore.
Antonio Mattiazzo
vescovo di Padova
giovedì 14 febbraio 2013
Pregare intensamente per il Santo Padre
Seminario di Castellerio, giovedì 14 febbraio 2013
In
queste ore di ritiro spirituale e penitenziale il nostro pensiero è
rivolto anche al Santo Padre, Benedetto XVI, che sta vivendo gli ultimi
giorni del suo ministero di Successore di Pietro, prima di passare ad un
altro Vescovo il testimone.
Nell’udienza generale di
ieri ha chiesto a tutti la solidarietà della preghiera mentre sta
portando a termine questa straordinaria decisione che possiamo appena
intuire quanto gli possa essere costata sul piano mentale, morale e
spirituale.
Preghiamo tutti per questo nostro
Pastore esprimendo, così, la riconoscenza più sentita perché, negli otto
anni del suo pontificato, ha speso veramente tutte le sue energie e i
talenti ricevuti da Dio a favore della Chiesa di Cristo affidata alla
sua guida e alla sua carità pastorale. Anche la decisione di lasciare il
ministero di Successore di Pietro – decisione certamente inattesa e
sorprendente – è un atto puro di amore per la Chiesa da umile e onesto
operario della Vigna del Signore, come lui stesso si era definito al
momento della nomina a Papa.
Preghiamo, poi, per
tutta la Chiesa e per tutti i cristiani perché la coraggiosa decisione
di Benedetto XVI porti una ventata di Spirito Santo che purifichi
debolezze e compromessi umani e risvegli il desiderio delle santità.
Come
pastori, abbiamo la responsabilità di aiutare i nostri fedeli a vivere
con fede queste dimissioni del Santo Padre esposte alle più diverse
interpretazioni nei mezzi di comunicazione sociale.
A
questo scopo scriverò un breve messaggio da leggere nelle S. Messe di
domenica 24 febbraio che precede immediatamente la conclusione del
ministero petrino di Benedetto XVI. Inviterò a comprendere alla luce
della fede questo momento impegnativo della vita della Chiesa, pregando
per il Papa che ci lascia e per colui che Gesù, Buon Pastore sceglierà.
La
sera del 28 febbraio, alle ore 19, celebrerò la S. Messa in Cattedrale
invitando tutti ad unirsi in preghiera in comunione con Benedetto XVI e
con tutte le Chiese cattoliche del mondo.
Lo Spirito
Santo trasformi il sacrificio del Santo Padre in grazia di
purificazione e di santificazione per tutti noi e per la Chiesa di
Cristo.
Mons. Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine
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Successore di Pietro
Lettera quaresimale dell'Arcivescovo mons. Mazzocato
«Il valore della vostra fede si prova col fuoco» (1 Pt 1,7)
Udine, 13 febbraio 2013
Care sorelle e fratelli,
mentre inizia la Quaresima, ci chiediamo: come viverla in questo Anno della fede?
Trovo
una risposta nelle parole dell'apostolo Pietro: "Perciò siete ricolmi
di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove,
perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che,
pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra
lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo" (1 Pt 1,6-7).
L'esperienza
della fede in Gesù Cristo ricolma di gioia la mente e il cuore
dell'uomo. Non è, però, una gioia a buon mercato perché la fede va
purificata come l'oro, per risplendere in tutta la sua luce ed essere la
gloria e l'onore del credente quando si troverà davanti a Gesù
nell'incontro finale con lui.
Nella
Lettera apostolica Porta fidei Benedetto XVI invita tutti i cristiani a
vivere l'Anno della fede come occasione di conversione e di
purificazione. Denuncia il grave pericolo che essi pensino "alla fede
come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo
presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato" (n.
2). Se si adagiano in questa falsa sicurezza diventeranno "sale
insipido e luce nascosta" invece di essere testimoni credibili per tante
persone che sentono "di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana
al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere
alla sua sorgente, zampillante di acqua viva" (n. 3). "L'Anno della
fede, in questa prospettiva, è un invito ad un'autentica e rinnovata
conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" ( n.6).
Facendo
eco alle parole del Santo Padre, nella Lettera pastorale Ho creduto,
perciò ho parlato, scrivevo: "possiamo fare qualcosa per le persone che
abbandonano la fede sole se, prima di tutto, ripartiamo da noi stessi,
dall'umile coscienza di aver bisogno di conversione, dal desiderio di
vincere la tiepidezza spirituale con un amore vero per nostro Signore
Gesù" (n. 12).
Questa Quaresima 2013 può
essere un tempo favorevole per purificare la nostra fede dalle
incrostazioni dell'abitudine e della superficialità.
Nel
tempo quaresimale, la Chiesa torna a proporci tre impegni precisi: la
preghiera. il digiuno, l'elemosina. Se li prendiamo sul serio, essi
possono essere come il fuoco del crogiuolo che purifica la nostra fede.
1. La preghiera
Durante
la sua agonia nell'orto degli ulivi, Gesù torna per tre volte a
svegliare Pietro, Giacomo e Giovanni, invitandoli: "Vegliate e pregate,
per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole"
(Mt 26,41).
Preferivano dormire piuttosto che stare
vicino a Gesù, partecipando alla sua preghiera nella quale egli offriva
tutto se stesso a Dio Padre, pronto a bere il calice della sua passione.
Il sonno che li prendeva era segno della loro poca fede che sarebbe
stata tenuta sveglia dalla preghiera.
Quante volte
anche noi facciamo esperienza dello stesso sonno dei tre apostoli!
Quando ci viene il pensiero di pregare, veniamo assaliti da una specie
di pigrizia che ci impedisce di dedicare anche solo qualche minuto alla
preghiera.
Magari ci giustifichiamo con la scusa che
non abbiamo tempo. La scusa, però, non regge perché chi non può trovare
in 24 ore almeno qualche minuto per il raccoglimento e la preghiera?
La
verità è più seria e profonda. Quella strana svogliatezza interiore che
ci impedisce di pregare è segno della nostra poca fede e della mancanza
di un desiderio forte di stare alla presenza del Signore per
ascoltarlo.
Per questo Gesù dice ai tre apostoli:
"Vegliate e pregate .. scuotetevi dalla vostra pigrizia e state in
ginocchio accanto a me partecipando alla mia preghiera".
La
preghiera è esperienza impegnativa perché rinnova e purifica la fede;
distacca per qualche minuto da se stessi e dal ritmo degli impegni per
stare in silenzio e aprire mente e cuore al Signore.
Chi,
però, ha la forza di "vegliare e pregare" trova una profonda serenità
del cuore; prova quella gioia intensa che Pietro prometteva ai suoi
cristiani.
2. Il digiuno
Nel Deuteronomio leggiamo questo lamento di Dio: "Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani" (32,21).
Gli antagonisti di Dio sono gli idoli perché conquistano il cuore dell'uomo trascinandolo ad inginocchiarsi davanti a loro e non davanti all'unico vero Dio. L'idolatria distrugge la fede e rovina la dignità dell'uomo che si riduce a pregare opere delle sue mani o creature inferiori a lui.
Questa tentazione ha accompagnato gli uomini di ogni epoca ed è ancora in mezzo a noi perché il consumismo è, di fatto, una grande idolatria che promette gioia piena nel possedere e consumare.
Per liberarsi dall'idolatria c'è una sola strada: purificare il cuore dall'attrattiva insaziabile di possedere e consumare. Il digiuno è l'esercizio, anche doloroso, che stacca dalla dipendenza delle cose materiali e ridona al cuore la libertà di mettere Dio al primo posto.
Il digiuno purifica la fede perché, rinunciando a delle cose che ci attirano, creiamo nel cuore come un vuoto da riempire con la presenza di Dio cercata nella preghiera.
Si può far digiuno non solo con la gola ma anche con gli occhi staccandoli da immagini vuote, con gli orecchi trovando spazi di totale silenzio, con il corpo rinunciando a soddisfare i nostri istinti.
Proviamo, in questa Quaresima, ad impegnarci in alcune forme di digiuno da ciò che maggiormente ci attira. Riempiamo di preghiera il vuoto creato dal digiuno e purificheremo la nostra fede.
Nel Deuteronomio leggiamo questo lamento di Dio: "Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani" (32,21).
Gli antagonisti di Dio sono gli idoli perché conquistano il cuore dell'uomo trascinandolo ad inginocchiarsi davanti a loro e non davanti all'unico vero Dio. L'idolatria distrugge la fede e rovina la dignità dell'uomo che si riduce a pregare opere delle sue mani o creature inferiori a lui.
Questa tentazione ha accompagnato gli uomini di ogni epoca ed è ancora in mezzo a noi perché il consumismo è, di fatto, una grande idolatria che promette gioia piena nel possedere e consumare.
Per liberarsi dall'idolatria c'è una sola strada: purificare il cuore dall'attrattiva insaziabile di possedere e consumare. Il digiuno è l'esercizio, anche doloroso, che stacca dalla dipendenza delle cose materiali e ridona al cuore la libertà di mettere Dio al primo posto.
Il digiuno purifica la fede perché, rinunciando a delle cose che ci attirano, creiamo nel cuore come un vuoto da riempire con la presenza di Dio cercata nella preghiera.
Si può far digiuno non solo con la gola ma anche con gli occhi staccandoli da immagini vuote, con gli orecchi trovando spazi di totale silenzio, con il corpo rinunciando a soddisfare i nostri istinti.
Proviamo, in questa Quaresima, ad impegnarci in alcune forme di digiuno da ciò che maggiormente ci attira. Riempiamo di preghiera il vuoto creato dal digiuno e purificheremo la nostra fede.
3. L'elemosina
Il digiuno è completo quando si trasforma in elemosina che generosamente dona ciò di cui ci siamo privati a chi ha bisogno.
Scrive il Papa: "La fede che si rende operosa per mezzo della carità" diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo" (Porta fidei, n. 6). Egli riprende l'apostolo Giacomo che afferma: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa ... Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore" (2,17-20).
Le opera di carità rivelano l'autenticità della fede e danno calore alla fede. Credere in Gesù, infatti, non significa, solo, dichiarare che Lui è vissuto, morto e risorto, ma farsi riscaldare dal suo amore che riempie il nostro cuore stretto e povero.
La fede è amore come dichiara il comandamento che riassume tutta la Legge e i Profeti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37-39).
Nell'elemosina generosa noi trasmettiamo una piccola goccia di quell'amore di Gesù che è entrato nel nostro cuore grazie alla fede in Lui. E quella piccola goccia donata riempie di nuova fede il nostro cuore.
Siano tanti i gesti di elemosina in questo tempo di Quaresima che ci fa vivere vicino a persone e famiglie provate dalla crisi fino al punto da faticare a trovare anche i mezzi di sussistenza.
Il digiuno è completo quando si trasforma in elemosina che generosamente dona ciò di cui ci siamo privati a chi ha bisogno.
Scrive il Papa: "La fede che si rende operosa per mezzo della carità" diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo" (Porta fidei, n. 6). Egli riprende l'apostolo Giacomo che afferma: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa ... Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore" (2,17-20).
Le opera di carità rivelano l'autenticità della fede e danno calore alla fede. Credere in Gesù, infatti, non significa, solo, dichiarare che Lui è vissuto, morto e risorto, ma farsi riscaldare dal suo amore che riempie il nostro cuore stretto e povero.
La fede è amore come dichiara il comandamento che riassume tutta la Legge e i Profeti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37-39).
Nell'elemosina generosa noi trasmettiamo una piccola goccia di quell'amore di Gesù che è entrato nel nostro cuore grazie alla fede in Lui. E quella piccola goccia donata riempie di nuova fede il nostro cuore.
Siano tanti i gesti di elemosina in questo tempo di Quaresima che ci fa vivere vicino a persone e famiglie provate dalla crisi fino al punto da faticare a trovare anche i mezzi di sussistenza.
Concludo, suggerendo
una piccola preghiera che possiamo ripetere spesso e silenziosamente
durante il giorno. E' l'invocazione del padre che portò il figlioletto a
Gesù perché lo guarisse: "Credo, Signore; aiutami nella mia
incredulità" (Mc 9,24).
venerdì 4 gennaio 2013
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima
EPIFANIA DEL SIGNORE
Antifona d'ingresso
È venuto il Signore nostro re:
nelle sue mani è il regno, la potenza
e la gloria.(cf. Ml 3,1; 1Cr 19,12)
PRIMA LETTURA (Is 60,1-6)
La gloria del Signore brilla sopra di te.
Dal libro del profeta Isaìa
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 71)
Rit: Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
SECONDA LETTURA (Ef 3,2-3.5-6)
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio
SEQUENZA
ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA
Dopo la proclamazione del Vangelo, il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo può dare l’annunzio del giorno della Pasqua.
Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 31 marzo.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 13 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 12 maggio.
La Pentecoste, il 19 maggio.
La prima domenica di Avvento, il 1 dicembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.
Canto al Vangelo (Mt 2,2)
Alleluia, alleluia.
Abbiamo visto la sua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore.
Alleluia.
VANGELO (Mt 2,1-12)
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
PREFAZIO DELL’EPIFANIA
Cristo luce di tutti i popoli
E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
in Cristo luce del mondo
tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza
e in lui apparso nella nostra carne mortale
ci hai rinnovati con la gloria dell’immortalità divina.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni
e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante
l’inno della tua gloria: Santo...
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