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mercoledì 23 aprile 2014

Regina Coeli nel lunedì di Pasqua




vaticanit has uploaded Papa Francesco: La gioia della Pasqua traspaia nella vita
Papa Francesco: La gioia della Pasqua traspaia nella vita
vaticanit
Una grande folla di fedeli ha recitato il Regina Coeli con Papa Francesco in Piazza San Pietro lunedì 21 aprile, Lunedì dell'Angelo. Rivolgendosi ai fedeli, il Papa ha ripetuto l'annuncio gioioso della Resurrezione di Cristo, un annuncio, ha detto, che deve imprimersi nel nostro cuore e trasparire dai gesti, dalle parole, dagli atteggiamenti quotidiani della nostra vita; in questo modo il cristiano diventa testimone della Resurrezione, capace di portare la luce del Risorto nella gioia e nella sofferenza delle situazioni umane. Il Papa ha poi raccomandato ai fedeli di prendere il Vangelo e di rileggere quotidianamente le pagine che raccontano della Resurrezione: "Ci farà bene", ha detto. Papa Francesco ...

martedì 7 gennaio 2014

,,,pensaci tu


Don Ambrogio Marinoni: «La fede è dire a Dio: pensaci tu»
Grazie a questa nuova serie di "Verba Manent" ascoltiamo le testimonianze di suore, preti, fratelli e laici che raccontano cosa vuol dire per loro la fede. Don Ambrogio Martinoni: "Per me la fede è guardare in su e dire a Dio: pensaci tu. È affidarsi a Lui, sapere che Lui c'è e io sono nelle Sue mani".

domenica 17 novembre 2013

A una settimana dalla chiusura dell'Anno Della fede


Papa Francesco: restate nella perseveranza
La consueta grande folla di fedeli e pellegrini ha accolto Papa Francesco in Piazza San Pietro e ha recitato con lui l'Angelus domenica 17 novembre, ad una settimana dalla conclusione dell'Anno della Fede che avverrà domenica prossima, 24 novembre, con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre in Piazza San Pietro. Papa Francesco, prima della preghiera mariana, si è soffermato sul Vangelo del giorno, un brano di Luca che riporta il discorso di Gesù sugli ultimi tempi. Gesù mette in guardia contro l'inganno dei falsi profeti e contro la paura, e invita a vivere il tempo dell'attesa come tempo della testimonianza e della perseveranza. Ascoltiamo le parole del Papa: (INSERTO PAPA) " ...

giovedì 10 ottobre 2013

Testimoni fedeli e veraci


ASIA/CINA – “La fede è la felicità che Dio ci ha donato”
Shangai (Agenzia Fides) –“La fede è la felicità che Dio ci ha donato” . Così inizia il commento scritto da Sua Ecc. Mons. Thaddeus Ma Daqin sulla enciclica Lumen Fidei di Papa Francesco (vedi Fides 2013/10/08). Questo scritto ha il suo valore in quanto ritrasmette in termini inculturati il messaggio bello che Papa Francesco ha voluto dare ai credenti di tutto il mondo. “In questa vita il miglior augurio è la fede in Cristo Nostro Signore”, così cantano i fedeli cinesi, e su questo tono si svolgono le riflessioni del Vescovo.
La fede – scrive il Vescovo – è dono dello Spirito, che illumina il sentiero della vita, anzi è la strada di Dio, una strada di vita e di luce, in cui Cristo è guida tenera e sicura. E’ lampada che non solo illumina il sentiero, ma ci sostiene nei momenti di tristezza profonda, dandoci coraggio e ragione di vita. Bisogna come Cristo, perfezionatore della Fede, essere testimoni fedeli e veraci, con le parole, ma soprattutto con le opere. (Agenzia Fides 2013/10/10)


lunedì 29 luglio 2013

E' morto Ersilio. Un'intervista da Radiovaticana


◊   E’ scomparso nella notte il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia. Era il più anziano porporato vivente e aveva compiuto 99 anni lo scorso 20 luglio. Nato nel 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino da una famiglia contadina, entrò in seminario a 11 anni, fu ordinato sacerdote a 22 e vescovo a 54. Fu creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1994, quando aveva già compiuto 80 anni. Da sempre attivo nel mondo della comunicazione e della pastorale giovanile, fu una della figure più conosciute e popolari della Chiesa in Italia. In occasione dei suoi 95 anni venne intervistato dalla nostra emittente e, al microfono di Sergio Centofanti, fece un bilancio della sua vita a partire dalla sua vocazione:

R. – Sì, sono molto contento. Sono molto contento, sì. Perché quegli 11 anni erano anni ancora di ingenuità, ma anche di slancio, eh? Mi diceva sempre mia madre: “Preparati, ragazzo, perché il Signore ha del bene da farti fare!”. Io ho vissuto la mia infanzia, fino ai 9-10-11 anni, proprio in attesa di ciò che il Signore mi facesse capire che desiderava da me. Di qui, avevo una gran voglia di studiare, di essere pronto con gli studi e poi addirittura di incominciare a conoscere qualche lingua, perché capivo che c’erano dei disegni Dio in vista del mio futuro. Ma io devo ringraziare il Signore, perché mi ha fatto vivere un po’ nel futuro quando ero ragazzetto e mi è servito parecchio, perché quando questi grandi desideri di bene afferrano un ragazzo all’inizio della sua vita, ebbene, allora tutti i sentimenti si muovono in quella direzione. E questa è una cosa molto bella. Secondo me, la fortuna di un ragazzo sono i desideri che gli nascono dentro, quello che noi chiamiamo la vocazione. Cioè, nei ragazzi non sono i comandi che contano: sono i desideri che si riesce ad accendere in loro. Il bene non deve essere comandato, ma deve diventare un’attrazione, il bene!

D. – Se lei dovesse andare all’origine della sua vocazione, che cosa ci potrebbe dire?

R. – Fin da piccolo, ho goduto dell’armonia della famiglia. Io non ho mai sentito mio padre alzare la voce su mia madre. Diceva mio padre: “Ascoltate vostra madre”. Questa armonia, questa intesa, questo clima di benevolenza, di pace, di aiuto fraterno hanno lasciato un’impronta forte.

D. – Chi è per lei Gesù?

R. – E’ veramente il “Salvatore”. Per me, Gesù è il mio gusto, il mio sapore, i miei desideri, insomma … E' una vera e propria attrazione dell’anima.

D. – Come vede i giovani di oggi?

R. – C’è un po’ più di consapevolezza… Quando noi pensiamo, ad esempio, al fatto che i nostri ragazzi conoscono il francese, l’inglese, il tedesco, o questa capacità che hanno i nostri ragazzi di entrare in colloquio con il resto del mondo: sa che è un grande dono? E’ difficile, domani, che scoppino le guerre quando i cittadini delle singole nazioni sono in contatto direttamente, conoscendosi, ciascuno conoscendo l’altro e imparando quanto ci sia di simile, quanto ci sia di bene nell’altro, quanto possa dare e ricevere…

D. – Essere cristiani oggi: come testimoniare la fede nel mondo contemporaneo?

R. – Non c’è bisogno di un grande sforzo, basta essere quello che si è. Credo che la cosa più efficace sia quella di voler bene, non è quella della superiorità, non è quella del comando, non è quella del lusso. Ma il modo migliore è quello della fraternità: quando l’uomo che tu incontri, incontrando te capisce che incontra un suo fratello, che tu ci sei per apprezzarlo e sei a sua disposizione, sei lì per incoraggiarlo: quando c’è questo allora l’uomo è già salvo in anticipo …

D. – Qual è la parola del Vangelo che più le rimane nel cuore?

R. – La bella notizia, cioè che Dio ha del bene da farti fare, perché tu sei necessario ai disegni di Dio.

D. – Eminenza, cosa ci può dire dall’alto dei suoi 95 anni?

R. – Bisogna che ci rendiamo conto che la vita è un dono enorme, un regalo… Un regalo! La vita umana è la cosa più grande che Dio ha inventato.

mercoledì 24 luglio 2013

Risvegliare la fiducia e la speranza: messa di apertura della GMG

Mons. João Tempesta: I giovani siano portatori di pace.
"E' tempo di risvegliare la fiducia e la speranza", "cerchiamo di costruire ponti invece di muri e ostacoli". Con questa esortazione mons. Orani João Tempesta, arcivescovo di Sao Sebastiao do Rio de Janeiro, ha ufficialmente aperto la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù. Agli oltre 5oo mila giovani, che gremivano la celebre spiaggia di Copacabana, nonostante la pioggia e un black-out della metro, il presule ha chiesto di andare per le strade del mondo a "testimoniare Gesù", contagiando "tutti con la gioia e la pace di Cristo". "Voi, cari giovani -- ha concluso l'arcivescovo Tempesta durante la santa messa -- siete il presente speranzoso di una società che aspetta che la sua crisi di valori trovi una ...

domenica 14 aprile 2013

Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene


    
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)


Antifona d'ingresso
Acclamate al Signore da tutta la terra,
cantate un inno al suo nome,
rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia. (Sal 66,1-2)

PRIMA LETTURA (At 5,27-32.40-41)
Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

SECONDA LETTURA (Ap 5,11-14)
L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».

Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

Parola di Dio

Canto al Vangelo ()
Alleluia, alleluia.

Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Alleluia.

VANGELO (Gv 21,1-19)
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore.


PREGHIERA DEI FEDELIC – Il Signore risorto si manifesta ai suoi di­scepoli e si fa riconoscere. Invochiamo il Padre perché l’entusiasmo e la forza dei primi cristiani di fronte alle difficoltà ravvivino il nostro desiderio di vivere intensamente e di testimoniare coraggiosamente la nostra fede.L - Preghiamo insieme e diciamo:
Ravviva la nostra fede e la nostra speranza, Signore!
  1. Per la Chiesa di Cristo: riscoprendosi segno visibile della carità di Dio nel mondo, sappia consegnare alla storia gesti di bontà e progetti di autentica promozione umana; preghiamo.
  2. Per il Santo Padre Francesco: guidi il Gregge di Cristo e lo confermi nella fede, donando a tutti la stessa testimonianza d’amore che porto Pietro a seguire il Signore fino a dare la vita; preghiamo.
  3. Per tutti i cristiani: impegnati nel dare quotidianamente testimonianza della loro fede, vivano con gioia la coerenza allo stile di vita del Vangelo, per ren­dere credibili nel mondo i loro progetti di solidarietà e di pace; preghiamo.
  4. Per quanti si dedicano alla formazione e all’educazione dei giovani nell’Università Cattolica del Sacro Cuore: favoriscono una crescita nella verità e incrementano la difesa e il rispetto della dignità di ogni persona; preghiamo.
  5. Per tutti gli uomini di oggi: sappiano sempre restare liberi da ogni condizio­namento culturale, politico ed economico per rispondere alla coerenza della coscienza che li chiama ad obbedire a Dio prima che agli uomini; preghiamo.
  6. Per questa nostra Comunità parrocchiale: il tempo pasquale vissuto nell'impegno della fe­de ci aiuti a riscoprire il Signore risorto, come fondamento della nostra vita e come sostanza della nostra fede; preghiamo.
  7. Per tutti noi, che celebriamo la divina Eucaristia nel Giorno del Signore: non sia solo un’esperienza rituale, ma il segno di un vero rinnovamento della nostra vita e del desiderio di vivere nella gioia della Pasqua, nel cammino verso la vita eterna; preghiamo.
C – Ascolta ed esaudisci, o Padre, la preghiera della tua Chiesa, radunata e vivificata dalla Pasqua del tuo Figlio, perché il tuo popolo innalzi all’Agnello immolato e vittorioso lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli.   T - Amen.


sabato 30 marzo 2013

«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Basilica della Risurrezione a Gerusalemme:
San Giorgio e il Drago
   DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)


PRIMA LETTURA (At 10,34.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.


Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 117)
Rit: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.


Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

SECONDA LETTURA (Col 3,1-4)
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Parola di Dio.


Oppure
(1Cor 5,6-8: Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi.
E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.

Parola di Dio

SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo (1Cor 5,7-8)
Alleluia, alleluia.

Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
facciamo festa nel Signore.
Alleluia.

VANGELO (Gv 20,1-9)
Egli doveva risuscitare dai morti.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore


PREGHIERA DEI FEDELI

C - La Pasqua ci fa incontrare con il Viven­te che ridona la vita. Presentiamo al Padre tutte le creature della terra, quanti vo­gliono credere nella vita perché il Risorto illumini le menti, rafforzi la volontà, plasmi, con il suo amore, i nostri cuori.

L - Preghiamo insieme dicendo:

Per Cristo risorto, ascoltaci, o Padre!

  1. Per la Chiesa di Cristo: animata costantemente dalla fede pasquale, sappia te­stimoniare, coraggiosamente, al mondo che il Signore risorto è stato costitui­to da Dio giudice dei vivi e dei morti per la loro salvezza; preghiamo.
  2. Per quanti sono aperti ai valori delle Sacre Scritture e per gli Ebrei che credo­no nell'Antico Testamento: possano riconoscere la testimonianza di Dio nei confronti di Gesù Cristo, che è il Risorto, affinché tutti incontrino, già qui in terra, la salvezza; preghiamo.
  3. Per quanti fanno fatica a credere: la luce della Pasqua apra loro i cuori e squarci ogni dubbio che li rende estranei alla gioia della fede in Cristo; preghiamo.
  4. Per quanti sono sofferenti, perseguitati, delusi dalla vita o tentati dalla dispe­razione: il mistero della risurrezione, testimoniato con gioia da tutti i credenti e dagli uomini di buona volontà, apra alla speranza i loro cuori affranti e sfi­duciati; preghiamo.
  5. Per questa nostra Comunità parrocchiale: la nostra fede pasquale nel Signore risorto sap­pia riconoscere la presenza di Cristo attraverso i segni della Parola e dei Sa­cramenti e l’incontro con i fratelli; preghiamo.

C – O Padre, che nella risurrezione del tuo Figlio dissolvi ogni paura e rendi possibile ciò che il nostro cuore non osa sperare, ascolta ed esaudisci la nostra preghiera. Per Cristo nostro Signore.   T - Amen.

domenica 20 gennaio 2013

Far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato”.

“Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato”.
Benedetto XVI,  Lettera- Enciclica Porta Fidei

venerdì 13 luglio 2012

Santi Ermacora e fortunato, omelia del Vescovo di Udine

Di seguito, pubblichiamo l'omelia pronunciata da mons. Mazzocato nel corso della celebrazione in onore dei santi patroni.
"Care sorelle e fratelli, nella seconda lettura della Parola di Dio di questa S. Messa in onore dei santi patroni Ermacora e Fortunato, l’apostolo Paolo ha parlato della sua esperienza.
Egli confessa di sentirsi fragile come un vaso di creta mentre affronta la sua missione di predicatore del Vangelo. Agli occhi della società del tempo non è un uomo di successo ma un perseguitato; non ha sicurezze e protezioni ma piuttosto è tribolato e schiacciato dai potenti. Eppure mai si sente uno sconfitto e un disperato. Anzi, nella sua debolezza umana è sostenuto da una grande forza: la sua fede incrollabile in Gesù Cristo risorto che aveva personalmente incontrato al momento della sua conversione lungo la via di Damasco.
Da quell’incontro tutta la sua esistenza era diventata un grande atto di fede in Gesù Cristo che avrebbe raggiunto il culmine con la morte da martire. Nel martirio, infatti, avrebbe testimoniato senza incertezze che per lui la fede era più forte della stessa paura della morte.
Sostenuto da questa fede può scrivere ai cristiani di Roma: “Ho creduto e perciò ho parlato”. Egli predica ovunque il Vangelo nel quale per primo crede con tutta la mente, il cuore e la vita.
Della stessa tempra di credenti sono stati il primo vescovo di Aquileia Ermacora e il suo diacono Fortunato. Anch’essi “hanno creduto e perciò hanno parlato” di Gesù Cristo.
Come quella di Paolo, anche la loro vita è stata un grande atto di fede fino al martirio, testimoniando con la loro morte la convinzione che, come scrive Paolo, “colui che ha risuscitato il Signore Gesù, avrebbe risuscitato anche loro e li avrebbe posti accanto a lui”.
Proprio perché hanno parlato di Colui nel quale credevano, la loro predicazione e la testimonianza sono state di grande efficacia e sono arrivate fino a noi.
Anche oggi, care sorelle e fratelli, abbiamo bisogno di testimoni e annunciatori del Vangelo di Gesù che possano presentarsi pubblicamente e dire: “Ho creduto e perciò ho parlato”. Come Vescovo successore di Sant’Ermacora mi chiedo spesso, nella mia preghiera mattutina, se parlo sempre di ciò in cui profondamente credo con tutta la mente e il cuore. E invoco dallo Spirito Santo la grazia di essere un vero credente per poter essere, poi, un maestro di fede sincero a affidabile.
Il Papa Benedetto XVI ha più volte manifestato la convinzione che l’Europa ha bisogno di ritrovare la genuina fede cristiana che – come abitualmente di afferma – sta alle radici della propria storia e civiltà. Per questo ha indetto un “Anno della fede” nel 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II e nel 20° della promulgazione del catechismo della Chiesa Cattolica.
Come titolo della lettera apostolica di indizione dell’Anno della fede ha usato un’immagine molto significativa, presa dagli Atti degli Apostoli: “La porta della fede”. Arrivando a dichiarare addirittura la morte di Dio la cultura europea ha come chiuso la porta della fede. Ma ad oltre un secolo dalla famosa affermazione di Nietzsche, stiamo patendo una pesante asfissia. Ci si è come chiusi dentro una casa che non ha porte di uscita verso orizzonti più vasti. Abbiamo esplorato e abbellito la casa di questo mondo investendo grandi risorse nella scienza e nella tecnica ma essa sta ugualmente diventando stretta. L’anima di tante persone sta soffrendo perché ha bisogno di una speranza e di un senso della vita più grande, ha bisogno di orizzonti infiniti. Questa speranza e questi orizzonti infiniti li intravvede chi varca la “porta della fede”.
Ma esiste ancora questa porta che dal mondo sensibile introduce nel mondo spirituale? Dove si può trovare? Come si può attraversare?Abbiamo bisogno di maestri e testimoni della fede che possano dire: “Ho creduto e per questo posso parlarti e guidarti verso la fede in Gesù Cristo”.
I figli, che nascono avendo nel cuore il desiderio di Dio, hanno bisogno di genitori pronti a dire loro: “ti indichiamo la porta e la strada della fede come il dono più bello che possiamo farti e perché noi per primi abbiamo creduto e abbiamo fatto esperienza di incontrare il Signore”. I nostri bambini e giovani aspettano di incontrare sacerdoti, catechisti, insegnanti che li prendano per mano e li guidino attraverso la porta della fede assicurando loro: “so dove di conduco perché io per primo ho creduto e per questo ti parlo”.Chiediamo la grazia a Dio che anche per la nostra Chiesa di Udine e il nostro caro Friuli l’Anno della fede sia un’occasione provvidenziale per alzare lo sguardo dalle cose di ogni giorno e far respirare la nostra anima dell’aria fresca del Vangelo di Gesù.Daremo importanza all’Anno della fede con diverse iniziative che presenterò in una lettera pastorale e lo inizieremo qui in cattedrale il giorno 11 ottobre – anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II – in contemporanea con il Santo Padre e tutte le Chiese del mondo.
I santi patroni Ermacora e Fortunato ci siano vicini e ci accompagnino".